A BIG BOLD BEAUTIFUL JOURNEY
(Drammatico, Fantasy, Sentimentale / U.S.A. / 2025 / 109’)
Venerdì 20 marzo – ore 20.00
In collaborazione con Società Filosofica Italiana sez. Vicenza
Sarà presente in sala la docente Ylenia D’Autilia e parlerà del MISTERO DEL TEMPO
Due sconosciuti che si incontrano a un matrimonio e intraprendono un viaggio magico e surreale guidato da un GPS fuori dal comune. Questo viaggio, pieno di paesaggi artistici e porte misteriose, li conduce a confrontarsi con il proprio passato, i traumi e i rimpianti, aiutandoli a creare una connessione profonda e a decidere se possono aprirsi a un nuovo futuro insieme.
Recensione
C’è qualcosa di indecifrabile dietro A Big Bold Beautiful Journey di Kogonada. Indecifrabile e affascinante per come viene sviluppato, e portato avanti secondo una lettura che, nonostante tutto, prova ad essere originale. E no, non si è ben capito perché la critica americana abbia storto così tanto il naso davanti al film.
Forse perché ricerca un tono eccessivamente cerebrale, poco leggibile secondo un’ottica moderna, dove i sentimenti vengono spogliati della loro essenza più intima. Forse perché gioca troppo sulle sfumature, nonostante i colori saturi e pieni riempiano la scena e il look dei personaggi. Un ombrello, una giacca, un maglione. Dal blu al rosso e al giallo, come nei dipinti di Kandinskij. Certo è che la sceneggiatura firmata da Seth Reiss riesce a dialogare con l’emotività del pubblico, pizzicando – a tratti – le corde più profonde.A Big Bold Beautiful Journey prosegue in parte il discorso di Kogonada sull’esplorazione dell’amore, dei sentimenti e delle relazioni.
Un discorso iniziato con Columbus e proseguito con l’ottimo After Yang, uscito nel 2021. Da quest’ultimo film il regista porta con sé Colin Farrell, protagonista insieme a Margot Robbie. Lui interpreta David, lei invece Sarah. Entrambi single, entrambi diffidenti verso le relazioni amorose, si conoscono durante un matrimonio di un amico in comune. Complice uno strano GPS di una strana macchina a noleggio, si ritrovano ad affrontare insieme un “grande, audace e meraviglioso viaggio”. Partendo da un Burger King, Sarah e David si riaffacciano nel loro passato attraversando misteriose porte disseminate lungo il cammino, nel quale tornano ad affrontare situazioni in sospeso, o incontrando figure ormai dimenticate.
Alla fine del viaggio? Un’altra porta, l’ultima. Quella più importante. C’è chiaramente una forte spinta surreale nel film, mischiata ad un romanticismo da diario scolastico. Per questo, nell’insieme e nella logica che, via via, diventa quasi magia, A Big Bold Beautiful Journey – Un viaggio straordinario punta sull’inaspettato, giocando come detto sul cortocircuito cromatico e irrazionale. Per ammissione di Kogonada, la pellicola vive dell’influenza de Il castello errante di Howl e di Se mi lasci ti cancello, almeno per come la sceneggiatura evita di rispondere alle domande. Semplicemente, in A Big Bold Beautiful Journey le cose che non dovrebbero accadere, accadono. Non c’è una spiegazione, bensì troviamo una riflessione non scontata in bilico tra il fantastico e l’emozionante, vivendo – viste le origini del regista – di una riconoscibile poetica asiatica, pur universale nel suo linguaggio. Se i riferimenti potrebbero essere ingombranti, A Big Bold Beautiful Journey è anche avvicinabile ad un film del 2002, ovvero Interstate 60 di Bob Gale. Anche lì il viaggio era parte integrante di un cammino avventuroso, fantastico e catartico.
Tappa dopo tappa, porta dopo porta, Colin Farrell e Margot Robbie – divi da locandina in favore di una sceneggiatura tutt’altro che comoda – diventano l’estensione dei ricordi, dei rimorsi e dei rimpianti, ricucendo il passato e il futuro attraverso quelle scelte capaci di determinare il destino. Scelte capaci di cambiare anche le più radicate delle (nostre) convinzioni. A Big Bold Beautiful Journey ha dalla sua una componente sentimentale, che si spalanca come una delle tante porte oltrepassate da Sarah e David. E non è un caso che il film si chiuda con una bella cover di Mitski che canta Let My Love Open the Door di Pete Townshend. Come dire, nessun brano sarebbe stato più adatto.
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