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AFTER THE HUNT

un film di Luca Guadagnino
(U.S.A, Italia / Thriller Drammatico / 139')

Sabato 18 ottobre – ore 20.30
Domenica 19 ottobre – ore 18.15 e 20.30*
* Proiezione in Versione Originale con Sottotitoli in italiano.

 

Esiste una morale collettiva che possa prescindere dall’opinione pubblica (fatalmente influenzata da pressioni ideologiche, mass media e fattori contingenti)? La quaestio etica che la professoressa Alma Olsson (Julia Roberts) enuncia nella prima sequenza di After The Hunt agisce come “tesi” generale che, messa alla prova dai personaggi, ambisce a trovare una “sintesi” nella nostra personale riflessione critica.

Recensione

After the Hunt dimostra innanzitutto la straordinaria capacità di Luca Guadagnino di rimodulare una vastissima gamma di registri, stili e forme filmiche a seconda della storia da raccontare. Una versatilità rara nel cinema contemporaneo che trova in questo thriller filosofico dal ritmo serrato l’ennesima cristallina conferma.In un lussuoso appartamento nel Connecticut, durante un party tra docenti del Dipartimento di Filosofia dell’Università di Yale, Alma (Julia Roberts in una delle sue migliori interpretazioni) sta brillantemente moderando una discussione sui più urgenti dibattiti del XXI secolo: Hank Gibson (Andrew Garfield) è un quarantenne Assistant professor che rivendica l’incondizionata libertà di esprimere il proprio pensiero imputando agli attuali ventenni un eccessivo timore di non essere abbastanza inclusivi; Maggie Price (Ayo Edebiri) è una giovane Phd student che bolla questo ragionamento come semplicistico perché riduce un virtuoso salto di paradigma culturale a mere disquisizioni verbali. Nel frattempo, le inquadrature in totale di Guadagnino descrivono sinuosamente il contesto delegando ai primi piani le reazioni dei diversi personaggi come fossimo in un dramma da camera del Woody Allen anni Ottanta/Novanta. l party si conclude tra i sorrisi. La cordiale sfida intellettuale della sera precedente, però, si è nel frattempo trasformata in un abisso morale dalla difficile interpretazione: Maggie accusa Hank di aver “superato il limite” molestandola nella sua abitazione.I lunghi corridoi di Yale diventano così l’ambientazione/laboratorio privilegiato per discutere temi di straordinaria attualità: le nuove sensibilità verso le disuguaglianze sociali e le diramazioni del linguaggio inclusivo; il consenso nella sfera sessuale e gli squilibri di potere nei rapporti interpersonali; il gap generazionale e la riscrittura del passato nell’interpretazione dei fenomeni; le discriminazioni di genere, età, condizione economica ed etnia nei luoghi di lavoro.Un ribollente magma di istanze contrapposte che la sceneggiatura di Nora Garrett condensa in un evento posto fuori campo.Insomma, sequenza dopo sequenza, il film assume i contorni di una lucida provocazione intellettuale sul concetto di verità nella nostra epoca che sconta inevitabilmente (e forse volutamente) una certa programmaticità: a ogni personaggio viene concesso il tempo di argomentare la propria tesi e di scoprirsi “oltre il limite” in vari ambiti dell’agire sociale.Il film continua a enunciare/seminare concetti complessi per poi coglierne i punti di caduta nelle ambigue azioni dei protagonisti e nello sguardo sempre più dubbioso di Alma. Ed è qui che interviene la regia di Guadagnino con una gestione degli spazi e un’economia narrativa posta da qualche parte tra il già citato Woody Allen di Crimini e misfatti, il Mike Nichols di Chi ha paura di Virginia Wolf? e il Pakula più claustrofobico degli anni Settanta. Guadagnino cerca in tutti i modi di “fare cinema” aprendo le sue vertiginose inquadrature a un’infinità di interpretazioni e riferimenti (anche musicali) che bilancino l’implacabile cornice geometrica della sceneggiatura. Un esempio: i campi-controcampi con sguardo in macchina che interrogano Alma (e noi spettatori) ricordano i thriller anni Novanta di Jonathan Demme con una colonna sonora che allude a Eyes Wide Shut di Kubrick. Quindi, inquadrature che da sole amplificano e ridiscutono il flusso di parole sempre più assertive dei personaggi rilanciando i dubbi e stimolando discorsi potenziali fuori dalla sala cinematografica. Insomma, un film che conferma in pieno la tendenza di Guadagnino a non riconvocare mai il cinema del passato come mero archivio di forme nostalgico, bensì come vettore di una urgente interrogazione del nostro stare al mondo. Ed è per questo che persino nelle fitte e speculari geometrie narrative di After the Hunt non ci sentiamo mai come meri destinatari di una tesi precostituita, bensì come agenti attivi di un pensiero critico sempre in divenire. Un notevole esempio di cinema nel contemporaneo.

Pietro Masciullo
www.sentieriselvaggi.it