AGENT OF HAPPINESS – IL BHUTAN E LA FELICITÀ
(Bhutan, Ungheria / 2024 / Documentario / 93’)
Mercoledì 12 agosto ore 21.00
Anfiteatro di Palazzo Toaldi Capra
via Pasubio, 52 – Schio (VI)
In caso di maltempo gli spettacoli si svolgeranno
al 1° piano di Palazzo Toaldi Capra, in Sala Affreschi.
La programmazione potrebbe subire variazioni.
Recensione
GNH = HH + (Hn x As). Ha dell’incredibile, ma questa è la formula che la monarchia parlamentare del Bhutan usa per misurare l’indice di felicità dei suoi abitanti. “Secondo il Sondaggio di Felicità Interna Lorda, quest’anno il 93,6% dei bhutanesi è felice. Si tratta del 3,3% in più rispetto all’anno precedente”, rivela una didascalia alla fine di Agent of Happiness – Il Bhutan e la felicità, documentario che cerca di dare una forma visiva a un’equazione impossibile, basata su parametri quali salute, istruzione e qualità dell’ambiente.
L’agente della felicità del titolo è Amber, che insieme a un collega viaggia per il Paese intervistando persone di ogni età ed estrazione sociale, sottoponendole a un sondaggio fatto di 148 domande dalla natura più disparata: si passa dal quantificare il grado di depressione e di stress al numero di mucche, trattori o televisori posseduti. Il tutto viene poi racchiuso in un unico numero, che inevitabilmente nasconde più di quanto non voglia ammettere e crea un paradosso non indifferente: ai fini della statistica non importa quanto quel valore sia alto, ma solo se risulta positivo o negativo.
Nell’addentrarsi dentro le vite degli abitanti del Bhutan, è come se Bhattarai e Zurbó abbiano applicato il medesimo concetto al film stesso. Dietro i frequenti campi lunghissimi e le carrellate che descrivono un paesaggio naturale mozzafiato, così come dietro i discorsi altisonanti del monarca in televisione, si nascondono delle ombre radicate nel profondo, invisibili. Forse anche per questo la fotografia appare meno luminosa e accesa di quanto potrebbe essere, evita l’immagine da cartolina e suggerisce la presenza di dolori, rimpianti e desideri seppelliti sotto anni di burocratica felicità.
Agent of Happiness – Il Bhutan e la felicità riflette dunque sulla condizione psicologica collettiva del Bhutan oltre il mero dato numerico, immobile e immutabile tanto quanto le inquadrature a macchina fissa predilette dai registi: mentre il protagonista snocciola le bizzarre domande governative agli intervistati, ascoltiamo le loro voci interiori raccontarci ben altre verità. Senza vittimismo, e anzi colorando il film della giusta dose di satira per ridere delle ipocrisie di questo minuscolo Stato asiatico, Bhattarai e Zurbó cercano la loro happiness nei piccoli gesti, nei momenti di intimità tra una madre e una figlia, nelle preghiere di un uomo rimasto vedovo.
Proprio come Amber, privato della cittadinanza e quindi anche dell’amore (senza la prima non potrà mai sposarsi), si sentono smarriti, fuori posto. Hanno bisogno di entrare negli spazi fisici e mentali altrui per potersi riconnettere al proprio io. Noi facciamo lo stesso, allontanandoci per un attimo dall’ideale capitalista occidentale inseguito da Will Smith e Gabriele Muccino vent’anni fa, e lasciandoci invece accompagnare in questo viaggio on the road affascinante e colmo di malinconia.

