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ARCO

un film di Ugo Bienvenu
(Francia / 2025 / Animazione / 88’)

Venerdì 10 aprile ore 20.30

Rassegna INTERFERENZE
corpi °° utopie °° identità

MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE PREMIO CÉSAR 2026 E EUROPEAN FILM AWARDS 2026

Pianeta terra, in un lontanissimo futuro. Arco vive con la sua famiglia in una casa costruita su una piattaforma con pilastri simili a giganteschi alberi. I genitori e la sorella possono viaggiare nel tempo grazie a un mantello magico che lascia nel cielo scie arcobaleno. Arco non può, perché non ha ancora 12 anni e la legge non gli consente di usarlo prima di questa data. Una sera, desideroso di vedere da vicino i suoi amati dinosauri, Arco prende il mantello della sorella e si lancia nel vuoto, finendo per schiantarsi in un bosco dove lo trova Iris, una bambina di dieci anni che vive con il fratellino Peter e un robot tuttofare di nome Miki. È il 2075…

Recensione

In anni in cui il cinema è sempre più orientato verso narrazioni distopiche e apocalittiche del futuro, e dove i multiversi e le dimensioni alternative sembrano l’unica via di salvezza, Arco – Un’amicizia per salvare il futuro si sbarazza di entrambi questi concetti in un colpo solo. Nell’esordio di Ugo Bienvenu c’è infatti un viaggio nel tempo, di quelli estremamente classici, nel quale il flusso temporale scorre in modo lineare, ma non tra presente e passato o tra presente e futuro, bensì tra futuro e futuro.

Il primo è prossimo, vicino a noi, e tra i due è il “peggiore”: il mondo è afflitto da costanti calamità naturali, tra cicloni e forti temporali e vastissimi incendi – niente che non stia già accadendo in alcune parti del mondo, Italia compresa – mentre le IA (qui in forma robotica) hanno preso il sopravvento su diverse prerogative umane, compresa la crescita dei bambini. I genitori sono relegati a ologrammi, quasi più artificiali dei robot stessi, che invece si dimostrano non solo capaci di grande affetto, di pensiero autonomo e di coraggio, ma perfino di avere una vita interiore così profonda da riuscire a creare qualcosa di personale e di artistico. Dichiarazione molto forte, questa, soprattutto se proviene da un film d’animazione, forse la categoria più a rischio dall’avanzare degli algoritmi text-to-video.

La seconda linea temporale, al contrario, è piuttosto lontana, quasi mille anni avanti, eppure si presenta come tutt’altro che catastrofica. Certo, il pianeta è ormai inabitabile e raggiungibile solo attraverso speciali tute arcobaleno che permettono di visitare il passato, ma quantomeno l’umanità vive in pace, su piccoli isolotti sospesi tra le nuvole. Non serve rifugiarsi nel multiverso, sembra quindi dirci Bienvenu: la strada per “salvare il futuro”, forse, è ancora percorribile in questa, di dimensione. Ed è la strada dell’amicizia, della comprensione reciproca tra due vissuti, due visioni del mondo totalmente opposte, che tanto cinema d’animazione (e tanto cinema in generale) ha sviscerato in lungo e in largo.
In questo caso, quello che si crea tra Arco, il bambino-viaggiatore del 2932 che ruba una tuta arcobaleno – dovrebbe aspettare ancora qualche anno, ma la curiosità è troppo grande, e come Hiccup di Dragon Trainer impara “sul campo” a usarla, abbandonandosi all’istinto – e Iris, una bambina del 2075 che lo trova e lo ospita a casa sua, è un rapporto che ricalca quello di E.T – L’extraterrestre: da una parte l’alieno che osserva in alto, verso il cielo, verso la casa che non può raggiungere, dall’altra lo sguardo di un innocente cambiato per sempre dall’incontro con il fantastico.
Arco sembra quindi esso stesso un film che ha attraversato il flusso del tempo, proveniente da un’epoca passata. Lo è anche nello stile d’animazione e nel respiro favolistico, che potrebbero ricordare alcuni capolavori dello Studio Ghibli, senza avere alcuna pretesa di raggiungerne davvero la forza immaginifica e la complessità di temi. Nella sua semplicità, il film di Bienvenu resta ricco di sottotesti e riflessioni, oltre che un’opera di indubbio fascino, e appare come un ricordo lontano, quasi impalpabile, come un sogno profondamente nostalgico.

Matteo Pasini, sentieriselvaggi.it