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ASSASSINIO SUL NILO

un film di Kenneth Branagh

Domenica 14 agosto, ore 21.00

Anfiteatro di Palazzo Toaldi Capra
via Pasubio, 52 – Schio (VI)

In caso di maltempo gli spettacoli saranno annullati.

Recensione

L’investigatore Hercule Poirot viene invitato dall’amico Bouc a partecipare alla crociera lungo il Nilo organizzata da una coppia di neosposi, l’ereditiera Linnet Ridgeway e il suo sposo Simon Doyle, conosciuto a Londra poco tempo prima e soffiato alla migliore amica Jacqueline de Bellefort. Al viaggio partecipano anche la zia di Linnet e la sua infermiera; il cugino della donna e gestore delle sue finanze; la cameriera francese; una cantante blues e la nipote manager; la madre di Bouc e la stessa Jacqueline, che perseguita i due sposini e medita vendetta. Quando Linnet viene trovata uccisa, sul battello si apre l’indagine di Poirot: chi ha ucciso la bellissima ereditiera, dal momento che tutti sembravano avere un movente per farlo?

I segreti dietro i 350 milioni incassati dall’Assassinio sull’Orient Express erano tanti: l’aggiornamento di una modello letterario mai passato di moda e adattato al ritmo vorticoso del cinema mainstream contemporaneo; il cast di stelle internazionali; l’uso senza risparmio degli effetti speciali digitali per rendere più viva l’ambientazione sul treno; l’insistenza sui dilemmi morali del vanesio Poirot… Un’Agatha Christie del terzo millennio, insomma, arricchita delle consuete preoccupazioni di Hollywood per l’equilibrio tra minoranze, con l’effetto di trasformare il film nella perfetta espressione di un sistema, pensato su misura per un pubblico planetario.

Tutto quanto ritorna replicato in Assassinio sul Nilo, che riprende un romanzo successivo di Christie, pubblicato nel 1937, e aggiorna l’omonimo film di John Guillermin del 1978 (con un cast all’epoca stellare: Peter Ustinov, Jane Birkin, Mia Farrow, Bette Davis, Jon Finch, Angela Lansbury…), così come il precedente ripensava alla versione di Sidney Lumet del 1973.

L’effetto, però, è inevitabilmente una replica, la ripetizione di una formula già usurata: la scelta di girare in pellicola 65mm sparisce soffocata dall’uso della CGI; il cast di stelle minori (per di più con il reprobo Armie Hammer cancellato dalla promozione e dal trailer) toglie pathos alla vicenda ben nota; l’insistenza posticcia sul colore della pelle e sugli orientamenti sessuali dei personaggi aggiornati rispetto al testo originale mostra l’ansia di aderire a canoni ormai percepiti come obblighi (ma nessuna parola, giusto per ragionare allo stesso modo di chi ormai scrive i film col bilancino, sullo sguardo colonialista della Christie o sul classismo della protagonista…).

Roberto Manassero