ASSASSINIO SULL’ORIENT EXPRESS

un film di Kenneth Branagh
(U.S.A / Giallo / 114’)

venerdì 08/12 - ore 16
sabato 09/12 - ore 20 e 22.15
domenica 10/12 - ore 16, 18 e 20.30

Prezzi riservati ai Soci
Intero: 6,5 euro
Ridotto: 5,5 euro (over 65 anni, under 14 anni)

Prezzi al pubblico
Intero: 7 euro 

Ridotto: 6 euro (over 65 anni, under 14 anni)

Recensione

Un omicidio classico


 

In uno spettacolare sfondo anni Trenta, il mitico Orient Express carico di passeggeri inizia il suo viaggio attraverso desolati spazi innevati, in un silenzio surreale interrotto solo dal fischio del treno.

 

In uno spazio angusto, fatto di corridoi e cabine, i personaggi si incontrano e scontrano, recitano il loro ruolo e il protagonista Poirot si trasforma lentamente da spettatore annoiato a principale protagonista di un’avventura che lo coinvolge contro la sua volontà. In quello che doveva essere solo un viaggio, un mezzo per andare da un omicidio a un altro, l’ispettore Hercule Poirot si trova a dover indagare su un altro omicidio, quello di un mercante d’arte dal passato e dalla morale discutibile, che si sente minacciato e che prima di morire chiede aiuto allo stesso Poirot, che declina l’invito, ma che si sente poi costretto ad aiutarlo una volta passato a miglior vita. 

 

Il personaggio del poliziotto belga è il più ricco di sfaccettature e dettagli, che raccontano un uomo colto, capace di notare le discrepanze in quella che dovrebbe essere l’armonia della vita e della quotidianità e che notando queste differenze, queste cose che non dovrebbero esserci, riesce così a trovare i colpevoli, coloro che secondo lui vanno sempre assicurati alla giustizia. Decretando che esiste o il bene o il male, cioè la cosa giusta o la cosa sbagliata, il nostro protagonista va dritto per la sua strada alla ricerca dei colpevoli per riportare armonia e bilanciare ogni cosa, verso un equilibrio perlomeno esteriore. 

La regia di Kenneth Branagh, anche attore protagonista, non è silenziosa o inesistente, si fa sentire e percepire, contribuendo a dare movimento a un’azione che si svolge per tre quarti in un treno fermo, deragliato in mezzo alla neve. Dona anche un tocco di sensazionalismo onirico nei momenti in cui riprende l’Orient Express dall’alto, ricreando un treno sontuoso che si perde tra sfondi colorati, tramonti eclettici e montagne innevate, regalando un’idea di pomposità che sicuramente il mezzo si merita. 

 

Quando il treno è pronto a ripartire Poirot chiede invece ancora tempo, per cercare di dare un senso a una vicenda intricata: lo fa davanti a una moderna Ultima Cena in cui i dodici personaggi – e ora anche dodici sospetti – siedono attorno a una lunga tavola di legno, aiutando l’ispettore a incasellare tutti i pezzi della vicenda. Il finale – che ovviamente non va svelato – fa vacillare le certezze dell’uomo, che davanti alla sofferenza lascia spazio al cuore trovando una sfumatura di grigio tra il bene e il male, ritrovando ora l’equilibrio e la perfezione che ricerca non più nell’assicurare un colpevole alla giustizia ma in un cinico e discutibile occhio per occhio.