BLADE RUNNER 2049

un film di Denis Villeneuve

09, 10*, 11 gennaio 2018

Proiezione di mercoledì 10/01 ore 22.15 in versione originale con sottotitoli in italiano.

 

 

Trent’anni dopo gli eventi del primo film, il mondo è ormai al limite delle risorse. Los Angeles è una spaventosa bidonville dietro al grande muro che la protegge dalle esondazioni dell’Oceano ingrossato dall’effetto serra, abitata solo da chi non ha risorse per emigrare sulle colonie planetarie. 

 

Non esistono più alimenti freschi, ma solo quelli geneticamente modificati, venduti in appositi distributori. Sullo sfondo di questo mondo sull’orlo del collasso ecologico, veniamo messi al corrente dell’attentato terrorista del 2023, attribuito a replicanti ribelli in seguito al quale viene proibita la produzione di androidi. Ma successivi progressi da parte dello scienziato Niander Wallace, che acquista la vecchia Tyrell Corporation inducono i politici a sollevare l’embargo. 

 

Viene prodotta nuova generazione di replicanti più controllabili – i Nexus 9. Intanto la polizia di Los Angeles mantiene la squadra speciale di «blade runner» preposti a braccare e neutralizzare i replicanti clandestini. Uno di loro, l’agente K (Ryan Gosling) è sulle tracce di un collega in pensione – Rick Deckard (Harrison Ford) – che potrebbe fornirgli la chiave della sua indagine…

Scheda tecnica

  • Titolo Originale

    Blade Runner 2049

  • Regia

    Denis Villeneuve

  • Paese, anno

    Usa,2017

  • Genere

    Fantascienza

  • Durata

    n.d.

  • Sceneggiatura

    Hampton Fancher, Michael Green

  • Fotografia

    Roger Deakins

  • Colonna sonora

    Jóhann Jóhannsson, Benjamin Wallfisch, Hans Zimmer

  • Montaggio

    Joe Walker

  • Interpreti

    Ryan Gosling, Harrison Ford, Ana de Armas, Sylvia Hoeks, Robin Wright, Mackenzie Davis, Carla Juri, Lennie James, Dave Bautista, Jared Leto

Recensione

Anche se per Blade Runner Ridley Scott aveva pensato da subito ad un sequel, i diritti della storia poi sono diventati oggetto di un’annosa contesa. Quando si sono infine sbloccati, Scott ha chiesto a Hampton Fancher, sceneggiatore dell’originale, di lavorare ad un copione. Il creatore di Alien, in veste di produttore esecutivo, ha chiesto a Denis Villeneuve di passare dietro alla cinepresa.

 

«Ricordo — dice Denis Villeneuve — che stavamo girando Prisoners quando ho ricevuto la prima telefonata e mi hanno detto ‘Ridley Scott vorrebbe incontrarti’, ma non potevano dire di cosa si trattava …’va bene si tratta di Blade Runner’. Cosa!!?». Cinque anni dopo il film è finito e pronto per l’uscita e Villeneuve che nel frattempo ha trovato il successo internazionale con Sicario e Arrival, si trova a rispondere alla domanda che tutti gli fanno sulla soggezione nel mettere mano ad un film mitico. Dal palco di Comicon si è trincerato dietro a una battuta: «Non volevo che qualcun altro lo rovinasse.».

«Quando ho saputo che volevano fare un sequel di Blade Runner, mi è sembrata al contempo la più fantastica, emozionante e, allo stesso tempo, forse la peggiore idea che avessi mai sentito. Perché si tratta di un universo che ho amato profondamente. Quando poi ho avuto in mano la sceneggiatore, oltre al timore, mi sono sentito onorato che lo studio avesse avuto la fiducia che volessero affidarmi questa regia. Non ho accettato di getto intanto perché c’erano dei conflitti di calendario con le riprese di Arrival che stavo per iniziare. E poi volevo sincerarmi che avrei potuto fare mio quel mondo. Può essere uno strano processo calarsi in un mondo creato da qualcun altro. Non volevo trovarmi a fare il graffitaro in una chiesa altrui per così dire. Non volevo essere un parassita, dovevo trovare in qualche modo la chiave per appropriarmene. Solo allora mi sono sentito a mio agio. Non è stata una decisione presa alla leggera».

 

Ha cercato di rimanere fedele al primo film?

«Sì, il film terrà decisamente fede allo spirito dell’originale e alla sua estetica «noir». Si. È ancora un poliziesco, un giallo esistenziale. Una storia di detective immersa in quell’inconfondibile atmosfera fatta di luce impressionista. Abbiamo voluto rispettarla perché quei detective li abbiamo talmente amati e il film in fondo è sia un’estensione dell’originale, sia, in parte, una nuova esplorazione di quel mondo. La sceneggiatura mantiene la fedeltà e allo stesso tempo offre lo spunto per ampliarne il respiro. Intanto perché la storia si svolge, sì, a Los Angeles, ma stavolta anche in alcune location limitrofe. Esiste, quindi, la possibilità di espandere il linguaggio visivo creato da Ridley Scott.»

Una responsabilità non indifferente…

 

«Si. però auando ho letto la sceneggiatura di Blade Runner 2049 ho capito che questo film valeva quel rischio – per la potenza della storia, per l’amore che ho sempre avuto per quell’ universo. Quindi sì, è rischioso, il più grande rischio che abbia mai corso. E lo rifarei.».

 

Fonti:  Luca Celada – Il Manifesto 

Denis Villeneuve

Regista e sceneggiatore. Appassionato di scienze, lascia gli studi per seguire il primo amore: il cinema. Già dall’esordio dimostra enormi capacità, premiate in diversi festival canadesi e internazionali. Il successo arriva nel 2011 con l’ammirevole e drammatico La donna che canta, adattamento cinematografico del testo teatrale di grande successo firmato da Wajdi Mouawad. Presentato alla Mostra di Venezia e poi successivamente nominato all’Oscar nella categoria miglior film straniero, è un film che appassiona gli Stati Uniti e che induce Hollywood a volere Villeneuve nelle sue file. 

Il passaggio americano verrà confermato nel 2013 con il thriller psicologico Prisoners e con Enemy, entrambi con Jake Gyllenhaal. Il primo è ricco di tensione, introspezione, realismo, esasperazione visiva e paranoia narrativa. Un fascinoso filmone alla Fincher di intensa portata, dove buoni e cattivi non sono poi così dissimili fra di loro, perché (e questo è il messaggio del film) ognuno di loro è in preda a pulsioni oscure ed è quindi un pregevole e cupo prigioniero di paure, senso di giustizia, vendetta. 

Il secondo, tratto dal romanzo “L’uomo duplicato” di José Saramago, è invece surreale e ha una sua tensione, seppur molto minore rispetto al precedente. Nel 2015, ci riproverà con Sicario, che riunisce Emily Blunt, Josh Brolin e Benicio del Toro in un thriller definito “ad alta gradazione stilistica” impolverato di narcotraffico messicano.