BONES AND ALL

un film di Luca Guadagnino
Domenica 04 dicembre - ore 20.30*
*Spettacolo In Versione Originale Sottotitolata in italiano

Cieli infiniti nell’America rurale degli anni Ottanta e, sotto di loro, i corpi di due post-adolescenti, Maren e Lee. Immaginate quel magnifico film che era Near Dark, di Katherine Bigelow, con l’emozione calda di uno sguardo di Bernardo Bertolucci dentro un paesaggio raccontato da Sam Shepard… No, non è né un mix né un remix, e se ci sta qualcosa di più lontano dall’estetica postmoderna e dalle pratiche culturali del vintage odierno è proprio questo Bones and All, di Luca Guadagnino.

Recensione

Maren (un’incredibile Taylor Russell che riempie lo schermo con il suo volto/corpo fluido e disarmante) è una diciottenne che vive con il padre, e mentre cerca di trovare nuove amicizie nella nuova città dove è arrivata da poco, si trova costretta a fare i conti con la sua “natura”, e un’incontrollabile “fame carnivora” che arriva improvvisa e irrefrenabile. Questa fame non si adatta bene alla vita sociale (anche se siamo nel cuore del capitalismo del ‘900, in quegli anni Ottanta reaganiani che ormai sono un nuovo archetipo dell’immaginario, quando il cannibalismo sociale prese il sopravvento massacrando ogni conquista sociale dei decenni precedenti…), e quindi padre e figlia scappano di nuovo, per una nuova città, una nuova vita, forse. Ma il padre (lo straordinario André Holland) non ce la può più fare, e decide che per Maren è ora di cavarsela da sola, in quest’America luogo di ogni possibilità, ma dove il futuro non sembra essere previsto, per i giovani e gli emarginati. Ed eccola Maren, consapevole di questo suo maledetto “vizio”, girare da sola per le strade, che sembrano naturalmente il luogo dei “dimenticati”, dei maledetti, dei senza casa, senza famiglia, senza beni al sole. E l’incontro con il vecchio Sully (solito impeccabile Mark Rylance) le aprirà nuovi orizzonti e anche nuove paure: non è sola in questo mondo di disadattati che si nutrono degli altri, ma nello stesso tempo non si sente neppure protetta da questa invisibile comunità di vampiri diurni. Cosa che invece non accadrà quando incontrerà Lee (Timothée Chalamet, forse più un vampiro che un attore!), altro strano essere che sembra essere divorato dalla vita, mentre invece è lui a divorarla giorno dopo giorno. E i due, come fossero dei Bonnie e Clyde degli anni Ottanta, Cannibali come la rivista fondata da Stefano Tamburini, iniziano un viaggio di continua andata e ritorno dalle loro rispettive famiglie (la sorella Kayla per Lee, la madre mai conosciuta per Maren), come se fosse impossibile immaginarsi una vita senza un contenitore di riferimento, anche per due vagabondi in fuga (dai sentimenti?) come era possibile solo negli anni ‘80.
Bones and All (riferimento al romanzo di origine di Camille DeAngelis), non sembra fatto di ossa, ma di tutto il resto, di carne e desiderio, di un’irrefrenabile voglia di vivere, ma soprattutto di capire cosa ci succede quando siamo in vista dell’età della ragione, quell’attimo sottile e irrefrenabile dove tutto ci appare (im)possibile, dove ogni desiderio sembra un orrore, e dove i corpi segnano la vita come fili d’erba, appena sfiorati dal vento…Ammiro in Guadagnino questa sua incredibile capacità di raccontare l’amore, come se fosse ogni volta l’ultimo sentimento possibile, prima di morire. Come se per passarci attraverso, necessariamente, si debba passare dentro il suo apparentemente opposto, il dolore.
Quelli di Maren e Lee sono due corpi in cerca di altri corpi di cui nutrirsi, ma soprattutto in cerca di spiegazioni sul perché nella vita tutto è così maledettamente complicato, eppure così dannatamente semplice… Guadagnino, come solo pochi registi sanno fare, ama e divora letteralmente i suoi protagonisti, sembra davvero nutrirsi delle loro emozioni, il suo cuore sembra vivere dei loro battiti cardiaci, i suoi occhi deliziarsi dei loro vestiti trasandati pre-grunge, le sue orecchie nutrirsi delle musiche post-punk migliori del secolo scorso, ma alla fine, nella vita, quello che conta più di tutto è irrappresentabile al cinema (tranne il grande John Waters), e lui ci prova lo stesso: siamo fatti di odore e sapore. Come questo magnifico, dolcissimo, romantico e saporitissimo film.

Federico Chiacchiari,  www.sentieriselvaggi.it