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BREVE STORIA D’AMORE

un film di Ludovica Rampoldi
(Italia / Commedia / 100')

Sabato 06 dicembre – ore 20.15
Domenica 07 dicembre – ore 18.15 e 20.30

C’è un demone nascosto dentro uno dei personaggi di Breve storia d’amore. E già questa cosa, da sola, mette il film in un’altra categoria rispetto a tutti gli altri film italiani sul tema. Il tema sarebbe i rapporti di coppia, le amanti, i tradimenti e gli incontri fugaci negli hotel. Un tipo di storia che è talmente il pane quotidiano del cinema italiano, che non ci sarebbe niente di male nel desiderare una moratoria che impedisca di farne per almeno dieci anni. Tuttavia, qualora in uno slancio di tolleranza si decidesse di concedercene solo uno per decennio, allora questo dovrebbe essere Breve storia d’amore. L’unico film, tra i recenti, può ricordare a chi l’abbia dimenticato come mai raccontiamo queste storie e come si dovrebbero raccontare.

Recensione

La trama parte da presupposti convenzionali: due persone, una ragazza single e un uomo più adulto che ha una compagna, si conoscono in un bar, casualmente, e cominciano una relazione clandestina. Invece che ripiegarsi su drammi, paturnie e sguardi verso l’infinito, l’intreccio quasi subito si fa molto concreto. Ci sono problemi logistici, c’è un albergo a ore con avventori anche loro pieni di problemi per i loro tradimenti, ci sono decisioni che sembrano portare la storia dalle parti di Attrazione fatale (per poi prendere un’altra strada ancora), e c’è l’idea ambigua che quella storia, che andrebbe evitata, è però anche molto soddisfacente. Che è la più interessante.E fa piacere vedere che, nonostante sia l’esordio alla regia di una sceneggiatrice (Ludovica Rampoldi, di lungo corso nel cinema italiano), non è un film che ragiona solo con la scrittura, perché molta della soddisfazione di questa relazione non viene da cosa è detto ma da come sono mostrati i due.erto, non mancano alcune delle solite piccole grandi assurdità del cinema italiano, come l’ossessione per gli interni borghesi (perché le case sono sempre così poco ordinarie e sempre così straordinarie nei loro arredi?), oppure il protagonista che pratica hobby o sport strani (qui si tocca una vetta: scacchipugilato), oppure ancora il lavoro metaforico (la persona che vedrà la sua vita scossa da un terremoto fa di lavoro il sismologo, quello che dovrebbe prevederli). Ma è indubbio che, per una volta, c’è un film che oltre a cercare di farsi una domanda, come sempre nei film italiani, riesce anche a dimostrare un po’ di voglia di divertirsi. Oltre a cercare un pubblico disposto a impegnarsi nella visione, ha anche la grazia di cercarne uno che desidera solo un po’ di escapismo, e la bravura di soddisfare entrambi.A chi avrà visto il film non sfuggirà che è anche una storia che cerca di girare intorno a un argomento abusato trovando una chiave femminile che non sia la solita, cioè che non sia il ribaltamento dei ruoli e o l’ancora più insopportabile polarizzazione di torti e ragioni. Proprio il fatto di essere un film scritto bene fa sì che questa storia non nasca femminile, ma lo diventi nel corso del suo svolgimento, creando personaggi femminili complessi che non vanno per forza assolti, ma a cui viene fatto il regalo di poter essere bastardi, scaltri e pericolosi.
Gabriele Niola, www.wired.it