BURNING

di Chang-dong Lee (Corea del Sud / 2018 / Drammatico / 148’)

Lunedì 24 agosto, ore 21.00

Anfiteatro di Palazzo Toaldi Capra
via Pasubio, 52 – Schio (VI)

In caso di maltempo gli spettacoli saranno annullati.

Recensione

Ufficialmente, il film di Lee Chang-dong – che per quanto ci riguarda ha raggiunto il punto più alto della sua già notevole filmografia (su tutti, Oasis e Poetry), prende spunto da Barn Burning, racconto breve firmato da Haruki Murakami. Che, guarda caso, è omonimo di un altro racconto breve, datato 1939, e firmato da William Faulkner.
Il quale, fatalità, è l’autore preferito del protagonista del film, Jongsu appunto (Yoo Ah-in), aspirante scrittore in cerca di una storia, tra fantasmi del proprio passato e ossessioni di un presente che non è in grado di decifrare.
In maniera molto superficiale, nel senso letterale – non spregiativo – del termine, il film si sviluppa in questo modo: Jongsu, che per tirare avanti fa lavoretti part-time, a Seoul incontra casualmente Haemi (Jun Jong-Seo), ragazza che non vedeva dai tempi d’infanzia, all’epoca sua vicina di casa, in un villaggio rurale dove è possibile sentire la voce dagli altoparlanti della propaganda nordcoreana. Di lì a poco lei parte per l’Africa e chiede a Jongsu se può occuparsi del suo gatto mentre è via. Al suo ritorno, Haemi è in compagnia di Ben (Steven Yeun, volto noto per gli appassionati di serie tv grazie a Walking Dead), uomo misterioso e facoltoso, che un giorno rivela a Jongsu di avere un hobby segreto: dare fuoco alle serre abbandonate, almeno una volta ogni due mesi. E da quel momento, Haemi scompare.
Apparentemente thriller sospeso dalle atmosfere rarefatte, in cui la fotografia di Hong Kyung-pyo e lo score musicale di Mowg contribuiscono a stabilirne le sfumature visive, emotive e di ritmo, il film di Lee Chang-dong è in realtà uno straordinario e doloroso sguardo sul “mistero della vita”. E, di conseguenza, sul mistero di come sia possibile raccontarla.
Lo dicevamo prima: è un film che ti costringe a ripensare i vari momenti, i perché di alcune situazioni (Jongsu che va a dare da mangiare a quel gatto “immaginario” nella stanza della ragazza, Jongsu che alla sparizione della ragazza ritrova quella stanza diversa da come la ricordava, Jongsu che scrive al computer in quella stanza poco prima dell’atto conclusivo di tutta la vicenda), ma soprattutto l’alternarsi delle presenze – e delle assenze – in modo tale da comprendere quanto in realtà hai sempre avuto sotto gli occhi, “ma era troppo vicino per accorgertene”.