CALLE MALAGA
(Spagna / 2025 / Drammatico - Sentimentale / 116’)
02, 03, 04, 05* novembre
Premio del Pubblico Orizzonti Extra Mostra del Cinema di Venezia 2025
La settantanovenne spagnola María Ángeles vive da sola a Tangeri, in Marocco, e si gode la sua routine quotidiana. Ma la sua vita viene sconvolta quando sua figlia arriva da Madrid per vendere l’appartamento in cui ha sempre vissuto. Determinata a rimanere, fa tutto il possibile per riavere la sua casa e i suoi beni e, inaspettatamente, riscopre l’amore e la sensualità.
Recensione
La vecchiaia, nel cinema, è stata a lungo imprigionata in due immagini ricorrenti: il declino del corpo e la nostalgia del passato, raramente come un tempo ancora aperto al desiderio e alla trasformazione. Con Calle Málaga, questo sguardo si sposta e prende forma nel corpo e nella quotidianità di María Án-geles, una donna di 79 anni che vive da sola a Tangeri e difende con ostinazione la propria casa, la propria memoria e, progressivamente, la possibilità di continuare a desiderare. La sua esistenza, fatta di rituali quotidiani e di una relazione viscerale con la città, viene interrotta dall’arrivo da Madrid della figlia Clara, decisa a vendere l’appartamento in cui la madre ha sempre vissuto. Da quel momento il film si co-struisce come una resistenza silenziosa. Maryam Touzani costruisce il film come una lettera d’amore a Tangeri, città in cui è cresciuta, ma che è anche spazio della memoria materna. Nel film non è un sem-plice sfondo, ma una presenza viva, quasi un personaggio, che riflette e amplifica il percorso della pro-tagonista.
Uno degli aspetti più incisivi del film è la rappresentazione della vecchiaia, non più confinata a una visione stereotipata, ma osservata come una condizione ancora attraversata da trasformazione e desiderio. María Ángeles non è una figura residuale, ma un corpo pienamente presente, capace di agire, resistere e ridefinirsi. Il film mette inoltre in discussione uno dei temi più rimossi del nostro immaginario: quello della sessualità in età avanzata. Le scene di intimità sono costruite con delicatezza, cercando una distanza che restituisca verità al corpo e al tempo che lo attraversa. «Ho voluto sublimare la vecchiaia: non solo mostrarla, ma restituirle dignità e bellezza. I corpi che invecchiano, soprattutto quelli femminili, sono ancora poco rappresentati al cinema. È importante che personaggi come María Ángeles esistano sullo schermo, perché ci costringono a rivedere i nostri schemi e a guardare l’altro senza semplificazioni», ha spiegato la regista. Decisiva è l’interpretazione di Carmen Maura, che dà forma a María Ángeles come a un corpo segnato dal tempo ma ancora attraversato da una vitalità inattesa. Accanto alla casa, anche altri luoghi assumono un forte valore simbolico. Il cimitero cristiano di Tangeri, che la protagonista frequenta regolarmente, diventa uno spazio di memoria e continuità. Le tombe abbandonate raccontano la storia della comunità spagnola, progressivamente scomparsa. Eppure María Ángeles continua a visitarle, sostando accanto ai suoi cari e a sconosciuti, per mantenere vivo un legame che resiste alla scomparsa. In questo gesto si condensa una delle idee più profonde del film: la possibilità di restare in relazione con ciò che scompare. Calle Málaga diventa una riflessione sulla possibilità di rinascere continuamente. Non un’eccezione, ma una possibilità che attraversa il tempo. Finché il corpo resiste, sembra suggerire il film, anche la vita può ancora ricominciare.
Viviana Viri, cdt.ch

