CHIAMAMI COL TUO NOME

un film di Luca Guadagnino

Sabato 04 agosto - ore 21.00

Anfiteatro di Palazzo Toaldi Capra
via Pasubio, 52 – Schio (VI)

In caso di maltempo gli spettacoli saranno annullati.

Estate 1983, tra le province di Brescia e Bergamo, Elio Perlman, un diciassettene italoamericano di origine ebraica, vive con i genitori nella loro villa del XVII secolo.

Un giorno li raggiunge Oliver, uno studente ventiquattrenne che sta lavorando al dottorato con il padre di Elio, docente universitario.

Elio viene immediatamente attratto da questa presenza che si trasformerà in un rapporto che cambierà profondamente la vita del ragazzo.

Scheda tecnica

  • Titolo Originale

    Call me by your name

  • Regia

    Luca Guadagnino

  • Paese, anno

    Francia, Italia, U.S.A., Brasile ,2018

  • Genere

    Drammatico, Romantico

  • Durata

    132'

  • Sceneggiatura

    James Ivory

  • Fotografia

    Sayombhu Mukdeeprom

  • Colonna sonora

    Sufjan Stevens

  • Montaggio

    Walter Fasano

  • Interpreti

    Armie Hammer, Timothée Chalamet, Michael Stuhlbarg, Amira Casar, Esther Garrel, Victoire Du Bois

Recensione

Quasi avesse voluto rispettare una circolarità estetico-narrativa riallacciandosi al primo film, evita qui le cadute grottesche che avevano di fatto indebolito l’ultima parte del secondo (benché anche in questo caso non ci risparmi il ritrattino di una coppia italiana sproloquiante sul pentapartito craxiano). Perché lo sfondo è l’Italia in cui Gelli evadeva e Bettino dominava ma solo di sfondo si tratta.
La collocazione temporale costituisce di fatto soprattutto un indice di rispetto nei confronti dell’autore letterario che ha offerto la materia prima per un rinnovato percorso nello spazio e nei suoni attraverso i corpi. Perché Guadagnino ha raggiunto l’eccellenza nell’ambito del cinema italiano e internazionale nel far ‘agire’ gli spazi. Non solo la villa settecentesca in cui i Perlman vivono ma ogni singolo edificio, ogni portone, si potrebbe dire ogni muro dei luoghi che vengono attraversati dalla vicenda acquisisce una sua ragion d’essere divenendone parte integrante. Perché é di una bellezza classica che qui si parla fin dai titoli di testa e con il ritrovamento della statua nel lago, una bellezza che non resta ancorata nella polvere della storia o dell’archeologia ma si traduce, per l’adolescente Elio, in un corpo, in una persona. Il luminoso Oliver aggiunge calore a un’estate di per sé già assolata, il calore di una scoperta forse inattesa alla quale tenta confusamente di resistere cercando sulla pelle della coetanea Marzia un piacere che la stessa inesperienza dell’età finisce per trasformare più in un gioco su cui sorridere che non in un vero rapporto (anche se per lei la reazione non sarà la stessa). Molti si soffermeranno sulla valenza simbolica e ‘scandalosa’ della scena della pesca ma ciò che davvero ha valore in questo film è altro. È il discorso che il padre fa ad Elio dopo che Oliver è partito, è il finale che si prolunga sui titoli di coda, ma sono anche i rumori, i suoni che ne intessono la trama trasformandosi nella partitura che il giovane Elio cerca di trascrivere sulle prime righe del pentagramma del sentimento amoroso. Tutto ciò in un film che omaggia i maestri che Guadagnino ama (Renoir, Rohmer, Bertolucci) riuscendo però ad andare oltre la loro lezione, grazie a uno stile e a una ricerca totalmente personali.