CINQUE SECONDI
(Italia / 2025 / Commedia / n.d.)
19, 20, 21, 22 gennaio
Il film racconta la storia di Adriano, un uomo solitario che vive nelle stalle ristrutturate di Villa Guelfi, una dimora abbandonata. La sua vita viene sconvolta dall’arrivo di una comunità di giovani che occupano la villa accanto e iniziano a prendersi cura dei vigneti circostanti. Inizialmente infastidito, Adriano inizia a osservare i giovani, in particolare Matilde, nipote dell’ultimo conte Guelfi. La convivenza forzata si trasforma in collaborazione, e il conflitto iniziale cede il posto a un’alleanza inaspettata, soprattutto quando Matilde rimane incinta.
Recensione
Chi è quel tipo dall’aria trascurata che vive da solo nelle stalle ristrutturate di Villa Guelfi, una dimora disabitata e in rovina? Passa le giornate a non far nulla, fumando il suo mezzo-toscano ed evitando il contatto con tutti. E quando si accorge che nella villa si è stabilita abusivamente una comunità di ragazze e ragazzi che si dedicano a curare quella campagna e i vigneti abbandonati, si innervosisce e vorrebbe cacciarli.
Sono studenti, neolaureati, agronomi, e tra loro c’è Matilde, che è nata in quel posto e da bambina lavorava la vigna con il nonno Conte Guelfo Guelfi. Anche loro sono incuriositi da quel signore misantropo dal passato misterioso: perché sta lì da solo e non vuole avere contatti con nessuno? Mentre avanzano le stagioni, arriva la primavera, poi l’estate e maturano i grappoli, il conflitto con quella comunità di ragazze e ragazzi si trasforma in convivenza, fino a diventare un’alleanza. E Adriano si troverà ad accudire nel suo modo brusco la contessina Matilde, che è incinta di uno di quei ragazzi.
Redazione, cinematografo.it
In un’intervista ha detto che non riguarda mai i suoi film perché la fanno soffrire. Cosa intende e cosa la fa soffrire?
Sono sempre insoddisfatto di quello che faccio e mi viene voglia di cambiarlo, ma non penso di essere il solo. Credo che la maggior parte dei miei colleghi abbia questa inclinazione. Guarda l’esempio di Orson Welles, se per caso era in sala e rimandavano in proiezione un suo vecchio film, lui saliva in cabina di proiezione con la taglierina e cambiava delle sequenze. Questo perché non sei mai contento e quando finisci un film è perché te lo levano di mano perché deve andare in sala e tu invece non finiresti mai di lavorarci sopra. Poi non è che non li guardo, li spio! Se mi capita di essere a una proiezione, come quella di stasera, tendo a spiare le persone e osservare le facce di chi guarda i miei film. Mi nascondo dietro uno stipite e cerco di intravederli. Per me è come avere una sorta di pudore, come se nel film ci fosse una mia colonscopia, è qualcosa di molto viscerale.
E le recensioni invece le legge?
Sì sì! Con i miei primi film tendevo a leggerle sempre tutte, soprattutto quelle meno indulgenti e più severe. Mi arrabbiavo ma cercavo un’energia dalla critica e dalla polemica, per me era una risorsa. Adesso invece seleziono e, ti devo dire la verità, mi incuriosiscono soprattutto le recensioni che arrivano dai social, i blog ecc. Sento che si tratta di uno sguardo nuovo con un modo di raccontare che mi sorprende. Mi diverte sentire la nuova generazione di ventenni.
Giulia Corsi, cinecittanews.it

