COLD WAR

un film di Pawel Pawlikowski

19, 20, 21 febbraio 2019

Durante la guerra fredda, tra la Polonia staliniana e la Parigi bohémienne degli anni ’50, un musicista in cerca di libertà e una giovane cantante vivono un amore impossibile in un’epoca impossibile…

Scheda tecnica

  • Titolo Originale

    Zimna wojna

  • Regia

    Pawel Pawlikowski

  • Paese, anno

    Polonia,2018

  • Genere

    Drammatico

  • Durata

    85'

  • Sceneggiatura

    Pawel Pawlikowski, Janusz Glowacki, Piotr Borkowski

  • Fotografia

    Lukasz Zal

  • Colonna sonora

    -

  • Montaggio

    Jaroslaw Kaminski

  • Interpreti

    Joanna Kulig, Tomasz Kot, Borys Szyc, Agata Kulesza, Cédric Kahn

Recensione

Cold War  vede il regista polacco Pawel Pawlikowski, premio Oscar per Ida, cimentarsi nel racconto di una storia d’amore impossibile, ambientata fra le macerie post-apocalittiche della fine della seconda guerra mondiale e la successiva Guerra Fredda. Lo stesso tipo di conflitto che coinvolge Wiktor (Tomasz Kot) e Zula (Joanna Kulig), due magneti viventi che tuttavia non hanno nulla a che vedere l’uno con l’altra, opposti su un piano socio-culturale quanto geografico-politico (Wiktor viene esiliato a Parigi), ma nonostante questo impossibilitati a dimenticarsi. Si capisce fin dal primo sguardo tra i due, quando il musicista deve valutare l’audizione della ragazza per uno spettacolo folkloristico del quale è direttore artistico. La voce di Zula non è la più bella fra quelle delle altre ragazze, ma Wiktor ne rimane ipnotizzato,  intuisce subito che lei ha “qualcosa” in più, uno spirito vitale che impedisce all’uomo di staccarle gli occhi di dosso, nonostante i fatti immediatamente successivi suggeriscano i primi segnali dell’inopportunità di tale relazione.
Cold War narra così, con la leggiadria di un passo di danza e un malinconico bianco e nero, l’amore impossibile cantato da Zula durante il provino, che si rivelerà mezzo e presagio per il futuro dei due amanti, fra esili, allontanamenti, riconciliazioni ed amareggianti espedienti per forzare un destino che sembra non volerne sapere di piegarsi.  Un amore che segue contemporaneamente i movimenti di un Paese – la Polonia –  che fatica a rialzarsi, chiuso come il formato del film (4:3) in una ripresa lenta ed estenuante, che appare sempre più lontana, mentre la fatica aumenta e la fiducia in un destino diverso da quello che sembra scritto vacilla progressivamente, dipingendo la frustrazione sui volti dei personaggi.
Pawel Pawlikowski incornicia questo amore con una confezione impeccabile, composta da una regia volteggiante e misurata, in cui ogni scena apre e chiude  – con la massima economia – un capitolo della vita faticosa dei protagonisti, fino all’unico epilogo ritenuto possibile, che non smette di sottolineare il rifiuto dei due amanti a lasciarsi sopraffare dagli eventi, continuando a perseguire la bellezza di un amore fuori contesto, non adatto a questo mondo ma allo stesso tempo urgente ed irrinunciabile, solido attraverso gli anni come nient’altro che appartiene al suo background riesce ad essere. Un’unica certezza alla quale non è possibile non appigliarsi.
Coronato dalle interpretazioni eccezionali dei  protagonisti (due volti estemporanei e dotati di un’eccezionale espressività, che sembrano davvero appartenere a un altro mondo), Cold War racconta gli anni della subdola Guerra Fredda dall’improbabile prospettiva di un’impossibile storia d’amore, riuscendo in modo perfettamente esauriente ad evocare le dinamiche e i sentimenti di un momento storico che non permetteva movimenti di nessun genere. Con l’unica possibile pecca (che corrisponde con ogni probabilità a una precisa scelta stilistica) di riversare inevitabilmente un po’ del “freddo” di quegli anni nel rapporto fra i protagonisti, col risultato di creare quel briciolo di distanza di troppo che da spettatori impedisce – nel bene e nel male – di andare alla deriva insieme a Wiktor e Zula.