COSA RESTA DELLA RIVOLUZIONE

di Judith Davis (Commedia, 2018, Francia, 88')

Lunedì 19 luglio, ore 21.30

Anfiteatro di Palazzo Toaldi Capra
via Pasubio, 52 – Schio (VI)

In caso di maltempo gli spettacoli saranno annullati.

Recensione

Angela è una giovane urbanista convinta, con più di una ragione, di essere nata quando gli ideali maturati nel ’68 erano ormai entrati nella stagione del riflusso. In lei però si sono radicati e vorrebbe lavorare per quel ‘mondo migliore’ a cui aspiravano i suoi genitori che invece hanno finito con il separarsi. Sua madre, Diane, l’ha lasciata quando era ancora piccola per ritirarsi a vivere in campagna e questo abbandono l’ha marcata profondamente.

Judith Davis fa il suo esordio dietro la macchina da presa non rinunciando al suo ruolo di attrice e aderendo sia fisicamente che psicologicamente al personaggio di Angela.

Lo fa con i toni della commedia che vuole provocare un pensiero senza per questo pretendere di dare risposte a priori. Perché Angela ha soprattutto domande a cui cerca una risposta in sé e negli altri. Spesso però le riposte non aderiscono a ciò che vorrebbe sentirsi dire e la chiusura a riccio o l’aggressività verbale prendono il sopravvento.

Non si può essere entusiasti per forza come lei vorrebbe nei confronti della lotta per quelli che dovrebbero essere gli ideali etici anche solo minimi di una società che voglia definirsi civile. Chi la circonda sul piano familiare o ha abbandonato il campo (come la madre) o vive di ricordi (come il padre) o si è arresa a questo mondo ‘libero’ (come lo definisce ironicamente Ken Loach) come la sorella.

Il bisogno di non vivere solo alla giornata o prevaricando sugli altri (vedi la scena madre del cognato) non cessa però di essere presente in lei anche se troppo spesso, sentendosi metro e misura di ogni azione, le impedisce non il compromesso al ribasso ma la più elementare (e anche più difficile da realizzare) capacità di mettersi nei panni altrui.

In un mondo in cui il cantante dei Sex Pistols cede alle sirene del denaro che proviene da uno spot pubblicitario, tutto sembra perduto ma forse non è così. Per tornare ad amare il mondo e ad aiutare veramente l’umanità è necessario ripartire da se stessi, dai rapporti con chi forse è meno lontano di quanto possa sembrare. Solo così ciò che è rimasto di quella Rivoluzione fallita può avviare un processo veramente rivoluzionario.