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COS’È L’AMORE

un film di Fabien Gorgeart
(Francia / 2025 / Commedia / 98’)

Domenica 09 agosto, ore 21.00

Anfiteatro di Palazzo Toaldi Capra
via Pasubio, 52 – Schio (VI)

In caso di maltempo gli spettacoli si svolgeranno
al 1° piano di Palazzo Toaldi Capra, in Sala Affreschi.

La programmazione potrebbe subire variazioni.

Recensione

A Rouen, Marguerite vive serena con il compagno e la figlia adolescente, mantenendo al tempo stesso un rapporto amichevole con Fred, suo primo marito da cui ha divorziato. Un giorno l’uomo le annuncia di volersi risposare, e le chiede aiuto per una semplice pratica di annullamento anche della loro unione religiosa. Marguerite si mostra disponibile, ma la burocrazia della Chiesa complica le cose e la costringe a rimettere in esame la natura del suo rapporto con Fred, nonché la storia trascorsa insieme e la figlia che condividono. Il caso finirà per coinvolgere tutti i membri di questa strana famiglia allargata, portando la comitiva fino a confrontarsi con i vertici del Vaticano.Classica commedia francese fatta di equivoci, romanticismo e incroci familiari, C’est quoi l’amour è girato con brio da Fabien Gorgeart, il quale saggiamente lascia che a farla da padrone siano Laure Calamy e Vincent Macaigne: due attori protagonisti che sono forse il simbolo di questo particolare genere nel panorama transalpino contemporaneo.
Insieme danno vita a un particolare esempio di comédie de remariage che trova una chiave insolita per squarciare lo status quo relazionale e far (ri)partire la giostra: galeotti non furono infatti i sentimenti, ma le rigidità e i cavilli burocratici di un’istituzione che si rifiuta di sbrigare una pratica secondaria senza mettere in discussione ciò che è stato (ed è ora pacificamente concluso) tra i due ex-coniugi.
Toccati nell’orgoglio e nella sacralità della memoria, Marguerite e Fred trascinano se stessi e le rispettive nuove famiglie in un’indagine a ritroso attraverso un amore, a metà strada tra la psicanalisi e l’autopsia. Un movimento però gioioso, collettivo e trascinante, che ricorda quello del contemporaneo La Venue de l’avenir di Cédric Klapisch ma in tono più intimo e domestico.
Non c’è dubbio che il film sia modesto nelle ambizioni e ordinario nella realizzazione, ma Gorgeart sa fare ordine tra i vari fili di sceneggiatura e sa guidare la carovana verso un atto conclusivo non privo di qualche guizzo, tra gag ben riuscite, apparizioni “in bianco” inaspettate e una grande carrellata di sentimentalismo finale. A fare il resto ci sono Calamy e Macaigne, in ruoli archetipici per entrambi e che generano quindi un familiare senso di comfort e divertimento
Tommaso Tocci, www.mymoveis.it