CRIMINALI COME NOI

di Sebastian Borenzestein (Argentina / 2020 / Commedia / 116’)

Venerdì o7 agosto, ore 21.00

Anfiteatro di Palazzo Toaldi Capra
via Pasubio, 52 – Schio (VI)

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Recensione

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Non c’è niente da fare. Il cinema in lingua spagnola da anni sta dando delle sonore lezioni per quel che concerne il genere, il suo utilizzo a fini politici, per la sua capacità di indagare a fondo le contraddizioni della storia recente per restituire un quadro preciso sulla psicologia umana dietro la risposta della società a questi ultimi sgambetti forniti dalle cronache. Tutto ciò, senza però venire mai meno al gusto per il cinema di genere, (qui siamo proprio in tema heist movie) per l’intrattenimento puro, per la scrittura di personaggi grotteschi e bizzarri sì, ma sempre profondamente reali nel loro evolversi, nel loro catalizzare i momenti leggeri e quelli più tragici. Scava ancora nelle ripercussioni di un disagio sociale universalmente diffuso l’ultimo film di Sebastián Borensztein, che già nel precedente Cosa piove dal cielo? affrontava il concetto di fratellanza e unione in un contesto egoriferito, basato sul culto della proprietà e del possesso. Traendo spunto dal romanzo La noche de la Usina di Eduardo Sacheri, Borensztein indaga il crack finanziario subito dall’Argentina (il cosiddetto corralito, il blocco dei prelievi in dollari dai conti bancari per la popolazione) nel 2001, in piena grande depressione, senza per questo privarsi della leggerezza garantita da alcuni riferimenti piuttosto alti nel cinema mondiale e soprattutto italiano (evidenti gli omaggi alla commedia all’italiana, da I soliti ignori a L’armata Brancaleone di Monicelli), del concetto di “speranza nella tragedia” che il Nostro adopera in maniera fluida e mai banale. La storia è quella di un gruppo di amici residenti i quali, messa insieme una cospicua somma di denaro per l’acquisto di una fabbrica da registrare come cooperativa, mette momentaneamente la cifra in un conto corrente, in attesa del prestito necessario; questo il giorno prima del blocco dei conti e la conseguente perdita di ogni sicurezza finanziaria. Dopo il duro colpo subito, sia dagli aspetti pubblici che privati della vita, il gruppo si decide a tentare un colpo che potrebbe garantire il recupero del denaro, per sè e per gli abitanti della città. Non c’è dubbio che messa in questi termini non risulti molto di particolarmente originale in Criminali come noi (questo il titolo scelto in cambio dell’originale La odisea de los giles), tuttavia è proprio la forza di catturare in celluloide un periodo molto buio della storia recente del proprio paese a fare di Borensztein uno dei migliori esponenti di quel cinema al contempo leggero e impegnato di cui da troppo tempo in Italia si sente la mancanza, il vero punto di forza di questo tipo di operazione (poiché pur sempre di operazione parliamo). Sfruttando il physique du rôle di Ricardo Darín – un po’ il Pierfrancesco Favino argentino – (già presente in pellicole celebri e dal taglio di pesante denuncia sociale come Il presidente, il succitato Cosa piove dal cielo? e andando più a ritroso il Premio Oscar Il segreto dei suoi occhi) e di un campionario di personaggi irresistibili nella loro unicità specifica, la pellicola diverte per il ritmo leggero e sempre sostenuto da continui ribaltamenti di prospettiva (il colpo prima viene orchestrato, poi abbandonato, poi ripreso) che ne garantiscono quella verosimiglianza necessaria allo spettatore per ridere e al contempo rimanere con il fiato sospeso per tutto il durare della narrazione. Quest’anno il film ha vinto un meritato Premio Goya per il miglior film straniero in lingua spagnola.

Davide Cantier www.sentireascoltare.it