Promo

DISCLOSURE DAY

di Steven Spielberg
(U.S.A. / 2026 / Fantascienza / 145’)

21, 22, 23, 24* settembre

Daniel Kellner ha trafugato dei dati di estrema segretezza dalle mani dell’agenzia para-governativa per cui lavora, convinto che la popolazione mondiale abbia diritto di conoscere la “verità”: per questo deve fuggire. Nel frattempo a Kansas City Margaret Fairchild, conduttrice del programma meteo in una emit-tente televisiva locale, inizia a comportarsi in modo anomalo, producendosi in versi incomprensibili nel bel mezzo di una diretta…

Recensione

Con il mondo sull’orlo del baratro, con la terza guerra mondiale alle porte, Spielberg si interroga su cosa possa salvare l’umanità dalla distruzione. Lo fa condensando nel suo ultimo film, dal profetico tito-lo Disclosure Day, tutte le domande e tutte le inquietudini che attraversano il suo cinema da cin-quant’anni, e aggiungendone di nuove, come nuove sono le risposte a cui il regista ottantenne è arriva-to. Ottantenne sì, ma solo sulla carta, perché Spielberg mantiene una leggerezza dello sguardo, una capacità di narrare, di emozionare, di spaventare, di coinvolgere lo spettatore, ignota a moltissimi dei suoi giovani colleghi, loro veramente bambini rispetto alla sua abilità di usare le immagini. Torniamo alle domande, la prima, la più importante: a chi appartiene la verità? Lo avevamo visto anche in The Fabel-mans: la verità è oggetto insidioso, da maneggiare con cura, perché una volta scoperta non si può igno-rare, non si può tornare indietro. Come in quel capolavoro del suo film precedente, a svelarla sono le immagini, alla cui forza Spielberg crede ancora fermamente: e questo è già di per sé, in tempi di AI fero-ce e indiscriminata, un potente atto di fede. Insomma, per lui vedere e credere sono ancora due azioni strettamente legate, il nesso non si è dissolto. Bisogna solo riscoprire la capacità di riconoscersi in quelle immagini, di guardarci dentro come in uno specchio.
Anche se la visione passa attraverso gli schermi singoli degli smartphone, è comunque per Spielberg azione collettiva e condivisa. Ci avviciniamo così all’atro tema centrale di Disclosure Day: l’importanza dell’empatia. In questa caratteristica, sempre più atrofizzata e per questo sempre più importante, gli alieni individuano il centro dell’esperienza umana.
Perché l’empatia non è certo indolore, sollecita i nostri traumi e somma al nostro dolore quello di chi ci sta davanti; ma è solo attraverso questo processo di identificazione che possiamo fermaci prima di fare del male al prossimo. La conoscenza non può scalfire neanche la fede religiosa. Pensarla diversamente dimostra, come dice una suora nel film, poca fede nell’umanità più che poca fede in Dio. Spielberg ci mette in guardia dai falsi profeti, da chi, con la scusa di volerci proteggere invocando un bene superiore, nasconde, filtra, altera la verità. Come e più che in The Post, dunque, in Disclosure Day rivelare la verità è una azione coraggiosa e non priva di pericoli, che però va fatta ad ogni costo. Perché la verità appar-tiene a tutti e sono le bugie a fare molto più male. Grande film d’inseguimento on the road come Duel, messianico come E.T., Disclosure Day si dimostra il più politico dei film di Spielberg, quello dove, senza filtri temporali, il presente ci colpisce in pieno, ci scuote dal torpore che la violenza reale ha creato in noi, ridando alle immagini il loro giusto valore: è così che le torture e i corpi martoriati degli alieni si sovrap-pongono agli orrori che vediamo tutti i giorni arrivare da ogni parte del mondo. Ed è così che gli alieni di Spielberg – per loro stesa definizione qualcosa “di altro” rispetto a noi – spingono nell’essere umano quel-lo che di più umano c’è in lui. A credere a quello che vede e, alla fine, a mettere in campo l’azione più rivoluzionaria che ci sia: ascoltare.

Gianluca De Santis, cinefiliaritrovata.it