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DUNE – PARTE TRE

di Denis Villeneuve
(U.S.A. / 2026 / Fantascienza / 140’)

22, 23, 24, 25* febbraio

Dune – Parte Tre è ambientato quasi due decenni dopo che Paul Atreides ha preso il controllo dell’Impero. Ora un Imperatore spietato, Paul deve affrontare le conseguenze del suo regno mentre vecchi alleati fanno ritorno, terrificanti nuove minacce emergono e il tradimento si annida in ogni ombra. Tormentato dalle visioni del crollo dell’Impero e dalla ricomparsa del suo amore perduto da tempo, Paul viene trascinato in una vasta cospirazione, al cui centro si trova Chani e il mistero che la circonda. Mentre la ribellione prende forma e i nemici si avvicinano, Paul dovrà confrontarsi con il vero prezzo del potere e con il destino delle persone che ama di più.

Recensione

Il deserto di Arrakis non concede tregua. Almeno nella mente del regista Denis Villeneuve. “Continuavo a svegliarmi nel cuore della notte, perseguitato da quelle immagini, flash ispirati a Dune Messiah (romanzo di Frank Herbert del 1969, ndr). In teoria, mi sarei dovuto mettere a lavorare su un altro film (il prossimo James Bond, ndr), ma Arrakis tornava, tornava senza sosta. Ho ceduto e mi sono detto: va bene, facciamolo”. A tre anni dal secondo film, il capitolo finale della saga è “montato, ma la post produzione è molto lunga e laboriosa. Appena finisco con voi, corro in sala montaggio!”, ha ammesso il creatore canadese. Seduto su una sedia da regista ai piedi di un immenso schermo IMAX, davanti a un ristretto numero di giornalisti e influencer, Villeneuve ha svelato anche le foto dei personaggi, “più cupi e scorticati”.
“È una storia che riprende il racconto molti anni dopo. Mi sono detto che era una buona idea tornare in questo mondo non per nostalgia, ma per urgenza, e farlo con uno sguardo critico, evitando ogni compiacimento”. Il regista ha sottolineato il cambio di tono: “Ho detto al mio team che sarebbe stato un film molto diverso, con un ritmo e un passo differenti. Se il primo era più contemplativo – su un ragazzo che esplora un nuovo mondo – e il secondo era essenzialmente un film di guerra, questo è più carico di azione, più teso, più muscolare”. La vicenda si colloca circa 17 anni dopo gli eventi precedenti. “Vediamo Paul alle prese con le conseguenze dell’avere troppo potere, mentre cerca di capire come uscire da questo ciclo di violenza. È un imperatore che può vedere il futuro, quindi è quasi invincibile, e ci sono persone che cercano di rovesciarlo. È una storia molto intensa, ma al centro resta una storia d’amore: il cuore del film è ancora il rapporto tra lui e Chani”, che all’inizio del trailer si abbracciano e cercano un nome per loro figlio. Anche il mondo di Arrakis cambia. “Il pianeta resta desertico, ma il clima è diverso, perché è passato del tempo. Visitiamo nuovi set, nuovi luoghi. Ho portato la macchina da presa in aree che non avete mai visto, e anche su altri pianeti. Volevo uno sguardo inedito, ho indossato occhiali nuovi”.
Per farlo, Villeneuve ha scelto anche un nuovo direttore della fotografia: Linus Sandgren (conosciuto per La La Land e No Time to Die) ha sostituito Greig Fraser e ha deciso di girare in larga parte su pellicola: “Non usavo la pellicola da anni. Abbiamo utilizzato il 70/65 mm e in gran parte IMAX. La mia prima volta. Ho però mantenuto il deserto in digitale, perché amo la brutalità dell’IMAX digitale. Dovete vederlo in IMAX, per avere l’esperienza più immersiva e maestosa possibile”, si è raccomandato il regista.
Cambia il direttore della fotografia, ma resta il compositore Hans Zimmer. “Hans sta già lavorando alla colonna sonora. Il film è diverso, e lo sarà anche la musica. Ma sarà sempre lui a farla”, ha svelato. Villeneuve ha confidato di esser molto legato a questo ultimo capitolo: “È uno dei miei film più personali, se non il più personale. Racconta Paul e Chani che lottano con la loro relazione sotto una pressione enorme, cercando una via d’uscita da un ciclo di violenza. C’è qualcosa, nel modo in cui il loro rapporto evolve, che è per me estremamente personale”.

Lucia Magi, ansa.it