FATHER MOTHER SISTER BROTHER
(U.S.A., Irlanda, Francia / 2023 / Drammatico - Commedia / 110')
02, 03, 04, 05* febbraio
* Proiezione in Versione Originale Sottotitolata in italiano
Un lungometraggio, attentamente costruito in forma di trittico. Tre storie che raccontano le relazioni tra figli adulti, i loro genitori piuttosto distanti e tra fratelli. Ognuna delle tre parti è ambientata nel presente e ciascuna in un paese diverso.
FATHER è ambientato nel Nord-Est degli Stati Uniti, MOTHER a Dublino, e SISTER BROTHER a Parigi. Una serie di ritratti intimi, osservati senza giudizio, in cui la commedia è attraversata da sottili momenti di malinconia.
Recensione
Lungometraggio ad episodi, come già in in passato erano stati Taxisti di notte e Coffe and Cigarettes, il nuovo film di Jim Jarmusch è strutturato in tre capitoli costruiti attorno ai legami famigliari, immersi in quell’atmosfera rarefatta e minimalista cara al regista statunitense originario dell’Ohio ma newyorkese d’elezione, città dove si trasferì nei primi anni ’70 per studiare letterature comparate alla Columbia University.
“Un film silenzioso, quasi un anti-action film”, così Jim Jarmusch ha definito Father Mother Sister Brother alla presentazione in sala stampa in occasione dell’ultima Mostra del Cinema di Venezia, un’opera in cui sono del tutto assenti quegli ingredienti che in genere compongono il lavoro degli altri registi: “È il mio mantra, niente sesso, niente violenza, niente azione”.
In questo trittico minimalista, Jarmusch racconta le relazioni tra figli adulti, tra genitori tra loro distanti e tra fratelli, con storie ambientate in paesi diversi. La prima, nella campagna del New Jersey, vede due fratelli, interpretati da Adam Driver e Mayim Bialik, far visita al padre – uno strepitoso Tom Waits – che vive solo in una fattoria fuori New York.
Nel secondo episodio, due sorelle, Cate Blanchett e Vicky Krieps, si recano a Dublino dall’imperturbabile ed algida madre scrittrice (Charlotte Rampling).
Nel terzo ed ultimo episodio, ambientato a Parigi – città cara e fatale a Jim Jarmusch: trasferitosi nel 1973 per scrivere la propria tesi di laurea su André Breton, scoprirà nella capitale francese la propria vocazione per il cinema grazie alla Cinémathèque Française, di cui diverrà assiduo frequentatore – due fratelli gemelli ritornano per un’ultima volta nell’appartamento dei defunti genitori, morti in un incidente aereo.
Un film né corrosivo, né depressivo, bensì una piccola opera in cui il regista, con il suo solito sguardo poetico e delicato, senza esprimere giudizio o prendere posizione, si limita ad osservare lacci e laccioli dei legami familiari.
“Non so da dove sia venuta l’idea – confida. Spesso me la porto dietro per molti anni e poi, come è successo questa volta, scrivo il film in poche settimane. Ho sempre adorato il formato con capitoli diversi ampiamente usato in letteratura e al cinema. (…) E poi amo scrivere per gli attori che già immagino nelle parti”.
Attori spettacolari, come sempre accade nelle sue opere: da Cate Blanchett a Charlotte Rampling, passando per Adam Driver e Tom Waits, amico di Jarmusch e habitué del suo cinema.
Nel sodalizio tra i due, di culto è l’interpretazione di Waits in Down by Law (in italiano Daunbailò), film del 1986 recitato a fianco di John Lurie e Roberto Benigni, che racconta l’evasione di tre improbabili galeotti nel profondo sud degli Stati Uniti.
Girato in uno splendido bianco e nero, con le canzoni di Tom Waits a fare da accompagnamento sonoro, segnò anche l’amicizia e il sodalizio professionale tra Jim Jarmusch e Roberto Benigni. Un’amicizia che continua, come raccontato dallo stesso Jarmusch – e chissà che non arrivi anche un nuovo prossimo film girato insieme.
Scheda critica a cura di Giulia Dal Santo

