FLEE

di Jonas Poher Rasmussen (Animazione, 2021, Danimarca, 83')

02, 03, 04, 05 maggio

Amin Nawabi, affermato accademico trentaseienne, danese di origine afgana, da oltre vent’anni tiene nascosto un doloroso segreto che rischia di rovinare la vita che si è faticosamente costruito e l’imminente matrimonio con il fidanzato di lunga data. Il regista Jonas Poher Rasmussen ricorre all’animazione per mantenere segreta l’identità del protagonista, suo amico d’infanzia, e raccontare la storia del viaggio iniziato da bambino e che lo ha portato in Europa. Attraverso toccanti testimonianze, Flee racconta la storia indimenticabile di un viaggio di crescita e di scoperta di sé.

Recensione

Amin si siede su un divano e si prepara a narrare la sua piccola/grande storia a Rasmussen, il regista. Ci dicono subito i due personaggi sullo schermo che quella è una favola nera, a tratti disperata ma che riguarda molti altri Amin, molti altri uomini e donne nel mondo che ieri e oggi tentano in maniera angosciata e angosciante di liberarsi dalla propria terra d’origine non sempre benigna. Un ciak ci fa capire che quello è un set, loro sono non solo un regista e il soggetto del suo lavoro ma anche due amici che si parlano, ridono insieme, e poi ricominciano il racconto. Tutto questo, la vita di Amin, è mostrato attraverso un’animazione disegnata a mano; corpi, mondi che ci conquistano subito e ci spaventano a volte perché quella del protagonista/narratore non è una storia semplice, spaventa, commuove, spezza il cuore. L’animazione ci racconta, ci illustra nel vero senso della parola la vita di Amin. Ogni luogo, ogni schizzo, ogni elemento ci conducono nelle giornate e nelle notti tanto colorate quanto drammatiche di un ragazzino, poi di un uomo, che dalla sua casa viene gettato/si getta nel mondo, alla ricerca di un proprio posto, libero e indipendente. Flee è straziante, pieno di emozione al cui centro ci sono forze concentriche e centrifughe: da una parte la paura, il terrore, gli occhi sbarrati di chi ha sopportato di tutto, di chi ha visto morire i compagni di viaggio, di chi si è visto riportare indietro, dall’altra la voglia di resistere e di rinascita dei rifugiati perché altrimenti quel viaggio non avrebbe senso. Jonas Poher Rasmussen porta sullo schermo una storia difficile resa forse più digeribile dall’animazione che conferisce, nonostante tutto, una certa “levità favolistica” anche se non mancano le “durezze”, le asperità di un mondo, di una terra, di uomini che non fanno sconti: il protagonista, incontrato dal regista Rasmussen ai tempi dell’università, chiamato Amin, racconta non senza dolore la sua vita che è quella di molti altri rifugiati di cui sentiamo parlare nei libri, nelle interviste, dalle bocche di chi la tratta l’ha vissuta/subita. Senza famiglia per molti anni – arrivato, dopo viaggi su viaggi, in una terra sicura, ha detto alla polizia di essere rimasto solo al mondo -, si è portato addosso l’essere rifugiato afghano. Ora, tutto è rinchiuso nel suo passato che comunque torna e partecipa alla sua vita, è un affermato accademico trentaseienne, abita, finalmente, felice, con il suo fidanzato in Danimarca – un altro elemento importante nella sua esistenza è stata la sua omosessualità, da lui cancellata, negata per molto tempo; non voleva deludere la madre, i fratelli, lo zio.

Lo spettatore partecipa umanamente e con sofferenza a ciò che capita ad Amin; si tratta di un racconto pieno di intensità, tanto che spesso per rendere più sopportabile il narrato Rasmussen inserisce delle immagini di repertorio come per rendere più cronachistico ciò che si vede. Si comprende benissimo la paura che sente Amin, il peso che porta addosso: teme di essere cancellato, teme di perdere tutto e di non riavere più nulla, spesso ricorda quanta angoscia l’abbia colto in più di un’occasione, quanti rimpianti e rimorsi lo colgano ancora. Deve sempre dimostrare il suo valore, una responsabilità verso la sua famiglia, un’ossessione per la sua carriera.

Flee è un film straordinario, umano e complesso. Una piccola/grande storia ci apre a tutti quegli Amin che si incontrano nella vita e verso cui si deve avere la stessa disponibilità all’ascolto e all’abbraccio che si ha nei confronti del protagonista di questa storia.

 

Eleonora Degrassi

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