FREAKS OUT

un film di Gabriele Mainetti

Sabato 06 novembre - ore 21.00
Domenica 07 novembre - ore 18.00 e 21.00

“Freaks Out” è ambientato nella Roma del 1943 occupata dai nazisti e racconta di Matilde (Aurora Giovinazzo), Cencio (Pietro Castellitto) Mario (Giancarlo Martini) e Fulvio (Claudio Santamaria) che vivono come fratelli nel circo di Israel. Quando quest’ultimo scompare misteriosamente, forse in fuga o forse catturato dai nazisti, i quattro “fenomeni da baraccone” restano soli nella città occupata e si mettono alla sua ricerca. Sulle loro tracce si mette un ufficiale nazista, Franz (Franz Rogowski), con l’obiettivo di ricevere l’approvazione dai gerarchi e salvare le sorti della guerra. I protagonisti sono dunque un gruppo di “diversi” con particolari abilità: Matilde è una donna elettrica, Mario una calamita umana, Cencio attrae gli insetti, Fulvio è un uomo-lupo. Supereroi sui generis dotati di poteri, che, come per il protagonista di “Jeeg Robot” possono diventare, più che un dono, una maledizione e un fardello, causa anche dello stigma sociale: in questo aspetto, non sembra esserci molta differenza tra la Roma della Seconda Guerra Mondiale e quella attuale. La loro condizione li associa così a tutte le vittime del nazismo, come evidenzia lo stesso Israel, di fede ebraica e per questo perseguitato dal regime. Ed è un momento molto riuscito quando, tra i deportati, l’inquadratura si sofferma su una ragazzina con la sindrome di Down, ponendo l’attenzione su chi ha subito senza essere sempre ricordato nelle commemorazioni.

Recensione

L’obiettivo è infatti quello di narrare prima di tutto una fiaba fantastica, ibridando diversi filoni (war movie, superhero movies, freak show, avventura) nella cornice di una delle pagine più drammatiche del Novecento. In questo senso, la caratterizzazione del villain a cui, aderendo all’inderogabile diktat del panorama contemporaneo, viene fornito un approfondimento psicologico, stona con il tono generale risultando troppo superficiale. Nelle disavventure dei quattro freaks appaiono prevalenti le dinamiche ironiche e comiche, guardando in particolare al Tarantino di “Bastardi senza gloria” nel tratteggio grottesco dei personaggi, al Jean-Pierre Jeunet di “Delicassen” (un’altra storia surreale su cui si posa l’ombra del nazismo, qui ricordato nella fotografia degli interni), ma soprattutto a un senso dell’intrattenimento spielberghiano. Ai toni della farsa si intrecciano quelli della tragedia e, come evidenziava l’incipit, per tutto il film aleggia persistente un’atmosfera buia e plumbea, in cui a dominare sono la nebbia, il cielo scuro, la morte e le macerie. Questa dicotomia è incarnata in particolare dalla dimensione teatrale: come rimangono incantati gli spettatori dalle performance della compagnia di Israel, così anche Franz ha un proprio circo, che si riempie di gente desiderosa di divertirsi. Il montaggio alterna la loro inebriante festa alle scene della deportazione sui treni verso il campo di concentramento. La forza illusoria dello spettacolo di magia lascia il segno agli orrori della Storia.
“Freaks Out”, in definitiva, risulterà meno diromperente rispetto a quel fulmine a ciel sereno che era stato “Lo chiamavano Jeeg Robot”, ma rappresenta un’altra tappa nell’operazione di progressivo sdoganamento del blockbuster fiabesco-fantastico nel panorama cinematografico italiano, che mai prima d’ora aveva toccato questi lidi.

Luca Sottimano www.ondacinema.it