GAGARINE

di Fanny Liatard e Jérémy Trouilh (Francia / 2020 / Drammatico / 95')

08, 09, 10, 11 marzo

Youri, 16 anni, ha vissuto tutta la sua vita a Gagarine Cité, un vasto progetto di alloggi popolari in mattoni rossi nella periferia di Parigi. Ha sempre sognato di diventare un astronauta. Ma quando trapelano i piani per demolire il complesso immobiliare, Youri si unisce alla resistenza. Con i suoi amici Diana e Houssam, intraprende una missione per salvare Gagarine, trasformando la proprietà nella sua “astronave” ​​prima che scompaia nello spazio per sempre.

Scheda tecnica

  • Titolo Originale

    Gagarine

  • Regia

    Fanny Liatard e Jérémy Trouilh

  • Paese, anno

    Francia,2020

  • Genere

    Drammatico

  • Durata

    95’

  • Sceneggiatura

    Benjamin Charbit, Fanny Liatard, Jérémy Trouilh

  • Fotografia

  • Colonna sonora

    Amin Bouhafa, Evgueni Galperine, Sacha Galperine

  • Montaggio

    Daniel Darmon

  • Interpreti

    Alséni Bathily, Lyna Khoudri, Jamil McCraven, Finnegan Oldfield, Farida Rahouadj

Recensione

Sul grande schermo, la periferia e i suoi quartieri popolari con i loro palazzoni costruiti negli anni ’60 e oggi denigrati per la loro disumanità, terreno fertile per la ghettizzazione sociale, quasi mai sfuggono a un trattamento realistico, con storie spesso di delinquenza e talvolta di speranza di redenzione e desiderio di fuggire. Ma Gagarine, il film d’esordio di Fanny Liatard e Jérémy Trouilh, che porta il bollino Selezione ufficiale Cannes 73 e presentato al Marché du Film Online, sfugge completamente a questo quadro stereotipato, avventurandosi con grande audacia e maestria in una miscela molto fresca di generi, aprendo orizzonti spazio-temporali totalmente inaspettati e inviando messaggi in codice di resistenza a coloro che riescono a percepire l’anima dei luoghi e che vedono ben oltre le mura.
370 appartamenti considerati insalubri da alcuni degli abitanti, un blocco compatto di dieci edifici di mattoni rossi di 13 piani, ascensori in avaria cronica, micro-fessurazioni, subsidenza, apparecchiature obsolete per l’acqua e l’elettricità, ecc. Il verdetto dei servizi tecnici comunali è definitivo: la cité Gagarine di Ivry-sur-Seine, alle porte di Parigi, inaugurata nel 1963 come utopia sociale dal famoso cosmonauta sovietico, deve essere demolita. Ma un giovane nero di 16 anni, Youri (la carismatica rivelazione Alséni Bathily) rifiuta l’evacuazione e il ricollocamento dopo aver tentato (è un tuttofare) di riparare (con materiale di recupero) le parti comuni dell’edificio, aiutato dall’amico Houssam (Jamil Mc Craven) e dalla bella Diana (Lyna Khoudri), una rom che vive in un campo vicino.
La città di Gagarin si svuota, le famiglie se ne vanno, gli operai arrivano per preparare lo smantellamento, e Youri (senza famiglia da quando sua madre è svanita con un nuovo uomo) è abbandonato, solo dentro il gigantesco edificio. Appassionato di astronomia, decide di organizzarsi una vita di autosufficienza simile a quella di una capsula spaziale, perforando muri, ridipingendo appartamenti come luoghi fantascientifici, bilanciando aria, acqua e terra per sviluppare piantagioni in una serra, incontrando solo un dealer locale (Finnegan Oldfield) anche lui refrattario a partire e Diana con la quale ha un inizio di storia romantica. Ma l’ora minacciosa della demolizione si avvicina, la realtà diventa sempre più dura e la mente di Youri vacilla ogni giorno di più…
Agganciandosi a un evento reale (la città di Gagarine è stata fatta saltare in aria nell’agosto 2019), Fanny Liatard e Jérémy Trouilh riescono a trapiantarvi una storia molto profonda (un giovane del suo tempo, cavi, gru, coperte di sopravvivenza, luci al neon, allarmi e fumo, steccati impenetrabili, un telescopio, freddo glaciale, cemento, tetto, romanticismo, amicizia) e una dimensione onirica in assenza di gravità (Yuri il cosmonauta sopravvissuto, l’ultimo degli uomini). Una miscela (punteggiata di immagini d’archivio della nascita della città) che è anche una rappresentazione simbolica e resistente della banlieue, che collega passato, presente e futuro e volta le spalle ai luoghi comuni. E un insieme che irradia cinema in termini di messa in scena, inventiva e trucchi visivi e sonori, proiettando Fanny Liatard e Jérémy Trouilh tra i giovani talenti da tenere d’occhio.