GLI AMORI DI ANAÏS
Mercoledì 20 luglio, ore 21.30
Anfiteatro di Palazzo Toaldi Capra
via Pasubio, 52 – Schio (VI)
In caso di maltempo gli spettacoli saranno annullati.
Recensione
Anaïs ha trent’anni, soldi in tasca pochi. Non sta mai ferma, non sta mai zitta, è perennemente in ritardo. Sembra vivere l’attimo, senza preoccuparsi mai delle conseguenze. Deve finire di scrivere la tesi, è in ritardo con l’affitto, ha un fidanzato che forse non ama più, al quale rivela di essere incinta quasi distrattamente. L’incontro con un editore che ha il doppio dei suoi anni la porterà a iniziare qualcosa: ma ad intrigarla sarà, molto di più, la compagna di lui, scrittrice e saggista di successo. Una donna che, forse, è tutto quello che Anaïs vorrebbe diventare. S’incontrano per caso. Poi Anaïs troverà il modo di incontrarla di nuovo.
Parte con i ritmi di un minuetto, una sarabanda: Anaïs corre, corre trafelata, con una bicicletta su cui non la vediamo mai salire: la trascina sempre a mano, la porterebbe anche su per le scale. Anaïs leggera come i vestitini che indossa, gonne corte, cotone rosso come la giovanissima, e sexy, Emmanuelle Seigner in Frantic di Roman Polanski. Anaïs corre, nel film di Charline Bourgeois-Tacquet che senti esserle vicina, complice. Corre, e si strappa via dalle ali, si sbarazza di ragazzi che la amano, gravidanze indesiderate, professori universitari, editori incontrati ad una festa.
Una villa in campagna, un seminario di letteratura, un ipotetico triangolo di seduzioni e tradimenti. Ma anziché giocare con la commedia, sfruttare le potenzialità degli equivoci, il film sembra somigliare più ai “racconti morali” di Eric Rohmer, e lei, con una protagonista inquieta come la protagonista de Il raggio verde. Fatto sta che il film vede tutto con gli occhi di Anaïs. E tu, spettatore, ti chiedi a lungo che cosa voglia veramente questa ragazza. Alla fine lo capisci; vuole vivere pienamente, intensamente. “Ho paura dell’infelicità, e questo mi rende egoista” dice dopo aver visitato la madre, che scopre malata – un’interpretazione sobria e notevolissima di Anne Canovas.
Anaïs si può solo amare. Perchè è bugiarda con tutti, ma è più vera di tutti. Per lei conta solo il grado più alto della passione, l’assoluto del desiderio. Il resto è fuffa, è zavorra. Intravede l’assoluto nell’incontro con la scrittrice, interpretata da una Valeria Bruni Tedeschi dalla recitazione sobria, senza accelerazioni improvvise, precipitazioni, manierismi. La scrittrice si è ritirata in un bunker invisibile, dove l’unico azzardo è cambiare stile di scrittura, secondo l’argomento. Anaïs le oppone la sua fame di vivere, di amare. E si permette di rovesciare tutto in un istante.
Giovanni Bogani

