GRETEL E HANSEL

di Oz Perkins (Horror/Fantasy, 2020, U.S.A., 87')

Venerdì 20 agosto, ore 21.00

Anfiteatro di Palazzo Toaldi Capra
via Pasubio, 52 – Schio (VI)

In caso di maltempo gli spettacoli saranno annullati.

Recensione

In un Medio Evo trasognato e volutamente impreciso, la giovane Gretel e il fratellino Hansel sono costretti a vivere una vita assai grama: il padre è morto e la madre nutre sentimenti estremamente negativi suggeriti dall’estrema povertà. Gretel e Hansel sono quindi costretti a fuggire di casa senza niente e senza nemmeno una direzione verso cui andare. Incontrano un cacciatore che dà loro riparo e li indirizza ai boscaioli per raggiungere i quali i due ragazzini devono inoltrarsi ulteriormente nel bosco. La fame e vari pericoli sono in agguato, ma a un certo punto Hansel sente profumo di torta e i due sono inesorabilmente attratti da una casetta nel bosco dove trovano una tavola imbandita di ogni leccornia. Vengono accolti da un’anziana donna estremamente amichevole, i cui modi cordiali nascondono però un oscuro segreto.

Il film è una cupa favola horror che, diversamente da altri esempi recenti (su tutti i funambolico Hansel & Gretel – Cacciatori di streghe di Tommy Wirkola), prende la famosa storia di Hansel e Gretel in modo serio e ne trae spunto per visualizzare un immaginario funereo e mesto nel quale i bambini devono aggirarsi in cerca di una via per la difficile sopravvivenza.

L’atmosfera densa di umori macabri è affascinante e dona alla storia un abito di notevole efficacia evocativa. La consapevolezza di Gretel che dove c’è l’abbondanza c’è l’eccesso e quindi il Male si confronta con la gioia di Hansel contento di avere finalmente trovato qualcosa che plachi la sua atavica fame. La percezione del pericolo, quindi, è ottenebrata dalla pancia satolla, ma persiste.

L’andamento è lento, ipnotico e accompagna Gretel alla scoperta non solo dell’oscuro segreto dell’anziana che li ha accolti, ma anche e soprattutto alla scoperta di se stessa e del proprio oscuro segreto in un interessante gioco di rimandi che concretizza un classico racconto di formazione e di presa di coscienza.

La vicenda, con i suoi notevoli sottotesti metaforici sul potere e su ciò che si è disposti a pagare per ottenerlo, si dipana senza particolari sorprese, ma si lascia guardare con interesse anche per la notevole cura nella messa in scena da parte di Osgood Perkins, figlio del mitico Anthony Perkins e regista che ha già in passato mostrato personalità e amore per le atmosfere macabre e sinistre (Sono la bella creatura che vive in questa casa).