HASTA LA VISTA

di Geoffrey Enthoven (Commedia, 2011, Belgio, 115')

06, 07, 08, 09 dicembre

Jozef, Philip e Lars sono tre ragazzi belgi disabili: il primo è cieco, il secondo paralizzato dal collo in giù, il terzo costretto su una sedia a rotelle da un tumore al cervello. Sono amici, amano il vino, le donne e la forzata verginità costituisce il principale problema delle loro vite. La possibilità di partecipare a un tour vinicolo in Spagna offrirà loro la scusa per liberarsi dalle cure amorevoli ma soffocanti delle rispettive famiglie e far visita a un night club dove praticare sesso. A bordo di un furgone attrezzato, guidato dalla risoluta infermiera Claude, intraprenderanno il viaggio che metterà fine alla loro giovinezza

Recensione

Rappresentare il sesso al cinema non è molto diverso dal rappresentare la disabilità: in entrambi i casi, si tratta di cogliere la verità dei movimenti, la purezza dei gesti, la sincerità di uno sguardo che sceglie di non chiudere gli occhi di fronte all’inafferrabilità di figure sfuggenti, mosse dal piacere o impedite dalla malattia. Non è una questione di realtà o finzione, di approccio documentario o ricostruzione (ragione per cui non è uno scandalo che un attore normodotato impersoni un disabile, a patto di non trasformare in caricatura anche inconsapevole la sua performance), bensì di morale: filmare, cioè, le cose per come si pongono, non per cosa rappresentano.

La scelta degli autori di Hasta la vista, il regista Geoffrey Enthoven e lo sceneggiatore Pierre De Clercq, è quella di affrontare l’unione potenzialmente esplosiva di sessualità e disabilità con i toni di una commedia dolceamara: senza peli sulla lingua, ma scegliendo uno scontro di carattere soprattutto ideale.

Attraverso il classico espediente del road movie, il film – vecchio di dieci anni ma solo ora nelle sale italiane – lascia il sesso nel regno dell’ideale e sottolinea i limiti fisici ma non emotivi dell’handicap. Dal Belgio alla Spagna, passando per la Francia, a bordo di uno furgone guidato da una traghettatrice accogliente e un po’ arruffona, lungo autostrade e spazi naturali, tra liti e scontri, risate e improvvisi incontri con il dramma, la storia di un viaggio si presta a diventare un incontro e uno scontro di caratteri.

Jozef, Philip e Lars, ciascuno con il proprio limite e il proprio dolore, vivono insieme l’incontro con l’esperienza più solitaria, quella cioè del desiderio. L’espediente narrativo è volutamente gratuito, perché Hasta la vista è soprattutto l’elegia di tre uomini che la natura e la società hanno condannato alla rinuncia.

La stessa mescolanza di toni e atmosfere, tra il comico e il tragico, il sentimentale e il greve, trasmette l’inevitabile ricerca, nella vita di un disabile e dei suoi familiari, di un equilibrio che renda il dramma accettabile. E i momenti dei protagonisti alle prese con i propri cari sono i più sinceri del film, in cui non solo i loro corpi, ma anche quelli di chi se ne prende cura, assumono il peso del dolore.

Il dramma è la cifra più originale di Hasta la vista, anche nelle scelte stilistiche con cui è rappresentato (ad esempio, il campo lungo su Lars nel finale). La scelta però di privilegiare un cinema più leggero in diversi altri momenti (compreso l’incontro con le escort nel night club) testimonia un approccio in realtà più accomodante, come se l’eccessiva indulgenza verso i tre personaggi aiutasse a renderne meno ingiusto il destino.

Roberto Manassero

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