HOMEBOUND – STORIA DI UN’AMICIZIA IN INDIA
(India / 2025 / Drammatico / 119’)
Giovedì 25 giugno, ore 21.30
Anfiteatro di Palazzo Toaldi Capra
via Pasubio, 52 – Schio (VI)
In caso di maltempo gli spettacoli si svolgeranno
al 1° piano di Palazzo Toaldi Capra, in Sala Affreschi.
La programmazione potrebbe subire variazioni.
Recensione
Homebound. Storia di un’amicizia in India è la nuova opera del regista indiano Neeraj Ghaywan, realizzato a dieci anni dal suo film d’esordio Maasan, vincitore dei premi FIPRESCI e Promising Future Award. Prodotto da Martin Scorsese e presentato al Festival di Cannes 2025 nella sezione “Un Certain Regard”, il film ha ottenuto la candidatura agli Oscar come miglior film straniero per l’India. Neeraj, considerato tra i più autorevoli registi del suo paese per l’attenzione rivolta alle questioni sociali dell’identità indiana e della divisione in caste, è nato in una comunità emarginata, quella dei Dalit, collocata al livello più basso del sistema indiano. Per anni Neeraj ha finto di appartenere a una casta più elevata e ha convissuto con la paura di essere smascherato. Proprio questa logorante esperienza personale ha plasmato la sensibilità del regista verso le classi umili indiane e verso le storie di vita di individui socialmente deboli, che nonostante tutto lottano, sognano e sperano in un riscatto. Il film racconta la storia di due amici d’infanzia, Chandan e Shoaib, cresciuti insieme in un villaggio dell’India settentrionale. I due ragazzi inseguono il sogno di un lavoro statale e fanno il concorso per entrare nella polizia. Ottenere quel posto significa guadagnare quella dignità che gli è sempre stata negata. Ma l’ingresso nel mondo adulto e la drammaticità delle situazioni mettono a dura prova la loro esistenza e il legame profondo che li unisce. Il ritmo del film è dilatato, le inquadrature, supportate dall’ottima fotografia di Pratik Shah, sono fisse sui personaggi e i loro dialoghi, e subito siamo trasportati lontani dal nostro stile occidentale, dalla nostra abitudine alla sintesi e alla velocità. Si respirano la pazienza e l’accettazione del tempo che passa e della vita. I colori, il cibo, il terreno tengono i personaggi ancorati alla tradizione, mentre la tecnologia spinge le nuove generazioni verso la modernità. I ragazzi sono mossi dall’entusiasmo di chi ha fame di voler vivere la propria esistenza, tra le crepe di un dramma sociale che non offre aperture. Il sistema chiuso delle caste impedisce l’emancipazione antropologica di un paese condannato da criticità economiche, che al suo interno ancora marginalizza gruppi di diversa provenienza religiosa. E in questa parabola di miseria e povertà, in una realtà senza via di fuga, gli emarginati diventano semplici numeri e statistiche. Chandan e Shoaib sono in attesa dei risultati del concorso, ma le famiglie hanno bisogno di denaro e del loro aiuto; i due trascorrono le giornate in attesa, tra dubbi e ansie, e momenti di spensieratezza, in moto, a giocare a cricket, o vivendo l’emozione del primo amore. Ma la voglia di vivere, e i sogni della dimensione individuale, sembrano destinati a scontrarsi con una società immobile e immutabile, un riscatto che l’appartenenza castale non potrà concedere. Attraverso il realismo sociale il regista ci introduce nella vita dei due protagonisti per arrivare, nella parte centrale del racconto, a un punto di svolta collettivo: l’epidemia di COVID-19 piomba sull’India. Il guadagno quotidiano e unica forma di sopravvivenza viene a mancare, tutto chiude, le saracinesche sono abbassate. C’è il lockdown, non c’è più cibo, non c’è supporto. Non c’è autosostentamento. Le persone che prima erano un numero ora diventano parte di una massa di cui nessuno può tenere traccia, anime che possono scomparire nel nulla senza che nessuno se ne accorga. Neeraj ci racconta i legami tra persone le cui vite sono plasmate da forze fuori dal loro controllo, e il suo sguardo si colloca nella bellezza e nell’autenticità, nei momenti di sospensione del dramma, nella quiete, dove le emozioni sopravvivono, i desideri rivendicano il loro diritto di esistere, e un abbraccio diventa l’essenza e il fondamento del sostegno reciproco.
Valentina Holtkamp, www.close-up.info

