I WeirDO

di Liao Ming-yi (Commedia, 2020, Taiwan, 95')

15, 16, 17, 18 novembre

Chen Po-ching soffre di disturbo ossessivo-compulsivo (DOC): deve continuare a lavarsi le mani e a disinfettare e pulire l’ambiente domestico, oltre a uscire solo un giorno al mese, adeguatamente “protetto” dagli agenti esogeni, per recarsi in un negozio di alimentari. Un giorno trova il suo negozio di fiducia con le serrande abbassate ed è costretto a cambiare: conosce così Chen Ching, una ragazza simile a lui in tutto e per tutto, DOC compreso. Ching deve evitare la luce del sole, che le causa irritazioni alla pelle. In breve tempo i due capiscono di essere fatti l’uno per l’altra e credono di essere stati uniti dal destino. Giurano di non voler cambiare mai, solo che le patologie talora possono anche essere curate.

Recensione

Si tratta sempre d’amore. L’amore è un disturbo. L’amore è un’ossessione. L’amore è qualcosa che ti chiude gli occhi e ti fa credere ciecamente, abbandonato rapito e fiducioso. Chen Po-ching e Chen Ching sono una coppia misofobica, hanno paura di sporcarsi o contaminarsi, insomma sono affetti da un disturbo ossessivo compulsivo, sentono il bisogno irrefrenabile di lavarsi le mani e pulire incessantemente per eliminare i germi. All’inizio del film hanno una vita solitaria, escono di rado e per esclusiva necessità, poi si incontrano al supermercato, si riconoscono e decidono infine di vivere insieme. Fino al momento in cui qualcosa cambia e cominciano le sorprese. La commedia strampalata di Liao Ming-yi usa una modalità spassosa, almeno inizialmente, eppure riesce a suonare note molto profonde. Nel metaforico orizzonte protetto costruito per difendersi dal possibile contagio, nel terrore di infettarsi a contatto con l’esterno dei ragazzi, nel loro rifiuto del contatto, c’è in fondo il timore di essere vulnerabili ogni volta si lasci una fessura, ed uno spiraglio indifeso sia l’indizio di un dilagare del male dentro spazi emotivi incontaminati, esposti al dolore ed allo sconforto proprio per la loro ingenuità primigenia. Con l’amara conclusione che nessuna cautela possa tutelare completamente, e la felicità sia soggetta come tutto il resto ad una fortuna altalenante. Ed anche un rapporto inossidabile, sia tale soltanto nei sogni degli innamorati. Un tema quello della love story affrontato mille volte e mille volte, rivisitato con un aggancio immediato ed intelligente all’attualità: il confinamento in casa, le mascherine, i disinfettanti, la presenza del virus, che sono il punto di partenza del film. Un percorso di rinascita vissuto attraverso uno di scoperta, un rinnovamento esplorativo. Poi il discorso della malattia, del sentirsi normali o emarginati, della fiducia tradita, del bisogno di certezze e di un mondo che continua a muoversi, inafferrabile. I WeirDO si divide in due parti che scandiscono il passare del tempo e della storia, la novità e la crisi, diverse già a cominciare dal formato, con le riprese allungate dell’iphone a precedere il canonico 16:9. Il regista lascia a scandire il ritmo la musica ed i dialoghi, usati entrambi per gonfiare e sgonfiare la tensione e cambiare il clima generale quasi fosse dotato di un interruttore. Il risultato è un racconto leggero, libero di pilotare messaggi ed argomenti inequivocabili senza rinunciare all’allegria.

Antonio D’onofrio

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