IL DOTTOR STRANAMORE

Un film di Stanley Kubrick (U.K / 1964 / Commedia / 100')

Venerdì 07/02/20 - ore 19.00, 21.30
Sabato 08/02/20 - ore 16:00, 18:30

Prezzi riservati ai Soci
Intero: 6,5 euro
Ridotto: 5,5 euro (over 65 anni, under 14 anni)

Prezzi al pubblico
Intero: 7 euro 
Ridotto: 6 euro (over 65 anni, under 14 anni)

Recensione

La fine del mondo in epoca atomica: nella sala da guerra del Pentagono o a cavalcioni d’una bomba. Doveva essere un film serio: follie individuali, errori nel sistema di comunicazione e dispositivi segreti di reazione ‘preventiva’ rendono possibile l’annientamento termonucleare dell’umanità. Ma nella strada che porta alla morte, troppa vodka, troppa Coca-Cola, troppi missili fallici, troppi fluidi vitali repressi. E tanti Peter Sellers! Kubrick ce la mette tutta per ritardare l’esplosione, ma alla fine scoppia a ridere (e pare che nel film lo si possa sentire). L’atto di nascita del cinema demenziale. Apparentemente il film più libero e anarchico di Kubrick, dominato dalla recitazione sopra le righe di Peter Sellers (che interpreta ben tre ruoli), Sterling Hayden e George C. Scott, è in realtà un film controllatissimo e di precisione chirurgica come tutte le regie del suo autore. Quando decide di virare l’adattamento del romanzo Red Alert di Peter George sulla commedia grottesca, Kubrick si rende infatti subito conto di dover calibrare i toni al millimetro per far ridere ma anche contemporaneamente trasmettere angoscia al pubblico mantenendo un senso di realtà, seppur deformata dalla parodia. Per questo gioca tutto il film sul contrasto tra la perfezione gelida delle macchine e dei meccanismi, inquadrati ossessivamente, e l’idiozia, vanagloria, vigliaccheria e scompostezza degli uomini che dovrebbero controllarle.  
Esemplare è anche l’uso degli spazi asettici,  in particolare la celebre stanza ovale dei consigli di guerra ideata dallo scenografo Ken Adam, illuminata con luci gelide che piombano dall’alto e che le conferiscono un’autorevolezza rituale nuovamente in opposizione alla folllia di ciò che vi accade dentro. Anche nel dirigere gli attori Kubrick  ha il controllo totale: se lascia Peter Sellers andare a briglia sciolta nell’interpretare il Dr. Stranamore, lo limita invece nel ruolo del presidente, che vuole nevroticamente calmo e incongruamente diplomatico, mentre l’attore prevedeva di recitare in modo molto più comico, in preda all’influenza e perennemente attaccato a un nebulizzatore. 
Con George C. Scott fa l’opposto: l’attore vorrebbe recitare la parte del Generale Turgidson in modo contenuto, Kubrick finge di assecondarlo ma gli chiede di fare una prova più esagerata di ogni sequenza, finendo poi per montare solo sequenze in cui va in overacting sfrenato. Scott si imbestialisce, ma la Storia dà ragione al Regista, la performance da cartoon di Scott, tutta digrignamenti, mugugni, strabuzzar d’occhi e urla è una delle migliori della sua carriera, in perfetto contrasto con quella trattenuta di Sellers nel ruolo del presidente ignavo. 
Indimenticabili infine i sottintesi sessuali: il film si apre con inquadrature di aerei “che si accoppiano” mentre si riforniscono di carburante, nel mezzo vediamo uomini impotenti, frustrati o repressi che sublimano la frustrazione sessuale attraverso l’esercizio del potere o sganciando missili, e si conclude in un tripudio di esplosioni nucleari equivalenti a un liberatorio orgasmo che sigla la fine dell’umanità.”Con il suo senso del grottesco, Kubrick mette in evidenza la pulsione di morte che governa la società, così come l’uomo. E l’abisso che separa lo sviluppo tecnologico dalla natura umana. Realizzato due anni dopo la crisi dei missili di Cuba, che stava per fare scoppiare una guerra atomica, il film ha la precisione implacabile di un meccanismo a orologeria e l’originale libertà che gli conferiscono i suoi interpreti. In particolare Peter Sellers, nel triplice ruolo di presidente americano, di ufficiale britannico e di scienziato tedesco”. (Michel Ciment)