IL PRIMO UOMO. FIRST MAN

un film di Damien Chazelle (U.S.A., Italia / 2018 / Biografico-Avventura / 138’)

sabato 10/11 - ore 20.00 e 22.15
domenica 11/11 - ore 16.00, 18.30 e 21.00

Prezzi riservati ai Soci
Intero: 6,5 euro
Ridotto: 5,5 euro (over 65 anni, under 14 anni)

Prezzi al pubblico
Intero: 7 euro 
Ridotto: 6 euro (over 65 anni, under 14 anni)

Recensione

L’universo umano



Due anni dopo il trionfo di La La Land, Damien Chazelle torna al Lido con First Man per aprire nuovamente la 75. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Accantonati momentaneamente il jazz e le atmosfere sognanti del musical, il regista Premio Oscar ci porta direttamente sulla luna raccontando la storica missione compiuta da Neil Armstrong nel 1969.
“Un piccolo passo per l’uomo, un grande balzo per l’umanità”, una frase diventata simbolo di un traguardo spesso definito impossibile, pronunciata da un astronauta che tutti hanno anche solo sentito nominare, ma la cui storia personale è altra cosa. Ed è proprio qui cheChazelle ci proietta, alla scoperta di un uomo riservato ed introverso che con il suo dolore e le sue perdite ha avuto il coraggio di non arrendersi, o semplicemente la voglia di ricominciare. Ispirato al libro di James. R. Hansen, il film si concentra sugli eventi trascorsi dal 1961 al 1969, alternando perfettamente vita privata e addestramento spaziale, dando ad entrambi la giusta importanza e rilevanza. Con una regia che richiama quella di Whiplash,First Man esplora i sacrifici di un uomo, sopravvissuto a lutti personali e lavorativi, della sua famiglia e di un team che non si è arreso agli intoppi del tempo e della fisica. Perché nonostante la storia sia nota, il film non risulta il classico biopic convenzionale, merito soprattutto di una maturità che il regista sembra aver già acquisito (è un caso che il film sia prodotto anche da Steven Spielberg?), regalandoci semplicemente i trascorsi di un uomo, con le sue debolezze e la sua fragilità. E se la vita sulla Terra ha bisogno di parole, abbracci e confronti, quella nella spazio è fatta di silenzi, respiri e freddezza. Con un senso di claustrofobia insistente, le scene in orbita sono semplicemente perfette, grazie anche della colonna sonora del fidato Justin Hurwitz che ne suggella la bellezza visiva e significativa. Se poi Ryan Gosling dà voce ai suoi tormenti e Claire Foy con uno sguardo è capace di esprimere tutta la sofferenza e la paura nei panni della moglie Janet, è facile comprendere come l’universo non sia poi così distante e misterioso. Ma il viaggio da compiere potrebbe avere un significato molto più profondo. Per la Storia o per Neil Armstrong? Di sicuro Chazelle ci ha mostrato da un altro punto di vista una delle imprese più grandi dell’umanità, lasciando perdere l’eroe ma guardando intimamente all’animo umano, dove un viaggio sulla luna è quasi passato in secondo piano.