IL SENTIERO AZZURRO
(Brasile, Messico, Paesi Bassi / 2025 / Drammatico / 85')
24, 25, 26, 27 novembre
Orso d’Argento, Gran Premio della Giuria Festival Internazionale del Cinema di Berlino 2025
Tereza, 77 anni, ha trascorso tutta la sua vita in una piccola città industrializzata dell’Amazzonia, fino a quando un giorno riceve un ordine ufficiale dal governo che le impone di trasferirsi in una colonia residenziale per anziani, un’area isolata dove gli anziani vengono portati a “godersi” gli ultimi anni della loro vita, liberando le giovani generazioni dai problemi per concentrarsi completamente sulla produttività e sulla crescita. Tereza si rifiuta di accettare questo destino imposto e decide di intraprendere un viaggio di trasformazione attraverso il Rio delle Amazzoni prima che le venga tolta la libertà: una decisione che cambierà per sempre il suo destino.
Recensione
A metà strada fra Una storia vera di David Lynch e Bye Bye Brasil di Carlos Diegues, il regista brasiliano Gabriel Mascaro ci porta con sé in un ipnotico viaggio lungo le magiche acque del Rio delle Amazzoni a scoprire perché vale la pena rimettersi in gioco anche quando ci si avvicina al traguardo della vita. Ma volendo usare le stesse parole del regista, il lungometraggio non è altro che un invito a danzare, in elogio della libertà. Che poi il film esca solo ora, dopo una lunga gestazione durata anni, lo si deve, e sono ancora parole del regista, proprio grazie alla riapertura democratica del governo di Luiz Inácio Lula da Silva. Nel prossimo futuro, forse neanche tanto lontano, di un Brasile distopico, immaginato dal regista Mascaro, la terza età verrà bandita dalla società per fare posto alle nuove generazioni. Misure preventive verranno prese per evitare l’invecchiamento demografico e i ‘nonni’ saranno, seppur con finta gentilezza, forzati a partire per una vacanza obbligatoria in colonie pubblicizzate dal governo come ‘preventive alla solitudine’. Teresa (una meravigliosa Denise Weinberg), arzilla vecchina dalla chioma canuta, che alla soglia dei 77 anni ancora lavora in un macello-fabbrica di carne di coccodrillo, viene mandata in pensione prima del tempo. Decide quindi, nell’ultima settimana di libertà e prima di finire in una di queste colonie-prigione, di realizzare il suo ultimo desiderio: volare. Solo che i suoi piani non vanno come lei avrebbe voluto, soprattutto perché la figlia, che in questo mondo irreale ha potere decisionale sulla madre, le rifiuta il permesso. Nella fuga verso la libertà Teresa si ritrova su una barca a navigare nelle serpentine e intricate ramificazioni del Rio delle Amazzoni, dove incontra personaggi singolari come lo strambo trafficante Cadu, che le insegna a stare al timone della barca e ad usare una sostanza allucinogena secreta da una rara lumaca; e la predicatrice Roberta (Miriam Socarras), che la prende con sé sulla barca Caridad. Con O último azul Gabriel Mascaro riesce nella non facile impresa di creare situazioni paradossali ed assurde, cariche di magico realismo, ma che allo stesso tempo risultano credibili, se non addirittura plausibili. Aiutato in questo da un’ottima sceneggiatura e da splendidi e convincenti attori, senza dimenticare il mesmerico potere della musica composta dal musicista Memo Guerra, ci trasporta in un’atmosfera piena di fascino e mistero. Da qui anche la scelta di girare in luoghi e siti inusuali, come il parco divertimenti abbandonato, con le sue enormi statue, che probabilmente hanno visto nel passato tempi migliori. O l’invenzione del galleggiante e improbabile, ma anche questo credibilissimo, ‘Pesce Dorato’, luogo di scommesse su pesci da combattimento dai promettenti nomi di ‘Via Lattea’ o ‘Sangue del Diavolo’. Mascaro non idealizza la realtà, la distorce. Servendosi di stereotipi tipicamente brasiliani, ci mostra un’Amazzonia magica, ma ce ne svela pure le contraddizioni. Nelle prime scene del film il coccodrillo, l’animale che dovrebbe rappresentare la selvaggia natura amazzonica, è diventato vittima di un asettico allevamento industriale, e solo alla fine della storia ne vediamo un singolo esemplare nuotare nelle acque del fiume, anche lui come Teresa, quasi ultimo esemplare della sua specie a vivere libero nel suo habitat naturale. La vitalità, curiosità e resilienza di Teresa, con la sua voglia di rimettersi in gioco, accettando la sfida di riconquistare la sua indipendenza, vuole essere una parabola del Brasile post Bolsonaro. E O último azul racchiude in sé tutto il passato e gran parte dell’ottimismo per un futuro Brasile.
Cinzia Cattin, close-up.info

