IL SILENZIO DEGLI ALTRI
(Spagna / 2026 / Drammatico / 99’)
05, 06, 07, 08 ottobre
Miglior Regista Esordiente, Miglior Attrice Protagonista,
Miglior Attore Non protagonista Premi Goya 2026
Ángela, una donna sorda, aspetta una figlia dal compagno Héctor, udente. La gravidanza e la nascita della bambina trasformano il loro rapporto, portando alla luce paure, incomprensioni, desideri di protezione e conflitti rimasti a lungo sospesi. Mentre Ángela cerca di capire che madre potrà essere e quale lingua condividere con la figlia, Héctor tenta di restarle accanto, fino a misurare il peso di una relazione segnata dalla fatica quotidiana del comunicare.
Recensione
Il debutto di Eva Libertad è un film potente che nasce dal cortometraggio omonimo, candidato ai Goya nel 2023. Presentato alla Berlinale nella sezione Panorama, dove ha vinto il Premio del Pubblico, Il silenzio degli altri si è aggiudicato tre Premi Goya nel 2026, ovvero Miglior Film, Miglior Attrice e Miglior Opera Prima. Si tratta infatti di un lavoro notevole, in cui la sordità è al centro non tanto come disabilità, ma come condizione umana. Il film è infatti una costellazione di personaggi che non sentono, non perché non udenti, ma perché incapaci di ascoltare chi hanno vicino. Il dramma di Il silenzio degli altri sta tutto qui. La gravidanza e, poi, la maternità, catapultano Ángela in un mondo che non solo non è fatto per lei, ma che non ha nemmeno alcuna intenzione di includerla. Esemplare la sequenza del parto in cui, senza Hector, costretto a uscire dalla sala operatoria, la donna si ritrova circondata da medici, infermieri e ostetriche che le danno indicazioni senza preoccuparsi di abbassare le mascherine. La sordità di Ángela viene completamente ignorata, cancellata e, con essa, la stessa protagonista. Dall’altro lato, c’è Hector. Lui sente. Si ritrova sì a frequentare un mondo che non è il suo, quello di Ángela, fatto di segni, parlata lenta e scandita, silenzio, ma allo stesso tempo è naturalmente inserito nella società udente. Tuttavia, dovrà imparare ad ascoltare realmente la compagna, a comprenderne le esigenze, ad accogliere la sua difficoltà, la sua impossibilità di integrarsi in un contesto che non è fatto per lei. Infine, c’è la figlia, Ona. La bambina, in modo del tutto paradossale, è sì il frutto dell’unione e dell’unità dei genitori, ma anche la fonte di divisione. Udente come Hector, ma figlia di una madre che, sotto sotto, forse l’avrebbe egoisticamente voluta un po’ più simile a lei. E che deve quindi decidere se anteporre al bene della bambina la propria visione e il proprio bisogno. Eva Libertad dà vita a un film forte, commovente, a tratti straziante, senza mai scadere nel pietismo. Il silenzio degli altri si regge su una sceneggiatura solida, attori sorprendenti (Miriam Garlo, che interpreta Ángela e sorella della regista è non udente anche nella vita reale), una regia essenziale, ma in grado di restituire allo spettatore tutto il dolore, la fatica e il bisogno della protagonista di uscire dalla condizione di invisibilità a cui è relegata, e su scelte acute, per nulla banali, giocando con l’audio in modo intelligente e funzionale.
Se, infatti, nella prima parte del film si vive con Ángela il mondo udente, nella seconda parte si viene nella dimensione della donna, fatta di rumori quasi inudibili, di sensazioni che non hanno suoni, di un universo apparentemente privo di voce e che, invece, la voce ce l’ha eccome. Il silenzio degli altri non è quindi un mero film di sensibilizzazione sociale. Al contrario è, invece, un invito a prendersi realmente cura gli uni degli altri, partendo non solo dalle proprie necessità, ma anche da quelle di chi si ha davanti. Basta voler ascoltare davvero.
Federica Lonardoni, sentieriselvaggi.it

