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IL TESTAMENTO DI ANN LEE

un film di Mona Fastvold
(Gran Bretagna / 2025 / Drammatico, Musical / 130’)

Venerdì 08 maggio ore 20.30*
*Proiezione in Versione Originale Sottotitolata in italiano

Rassegna INTERFERENZE
corpi °° utopie °° identità

Manchester, 1736. Ann Lee nasce in una famiglia numerosa e poverissima, animata da una convinta fede religiosa. La sua devozione farà di lei la fondatrice della comunità degli Shaker, che dall’Inghilterra avrà proseliti nel New England americano: una comunità basata sul duro lavoro, l’artigianato di qualità, e la totale rinuncia a qualunque forma di violenza. Dopo aver subìto a lungo gli appetiti sessuali del marito, che non si preoccupa minimamente della soddisfazione della moglie, e dopo aver perso quattro figli nel loro primo anno di vita, Ann Lee impone a se stessa e alla comunità la castità assoluta e si immola definitivamente al ruolo di leader spirituale, guidando gli Shaker verso la costruzione di villaggi dedicati alla loro fede, spesso osteggiati dalle comunità locali. E non saranno pochi quelli che, temendo il suo potere, la accuseranno di stregoneria.

Recensione

Nel Settecento nacque a Manchester il movimento degli Shakers (o “agitatori”), una corrente del calvinismo puritano che credeva nella seconda apparizione di Cristo e praticava austeramente il celibato. La principale profeta degli Shakers, Ann Lee, era una donna analfabeta che, dopo un periodo di detenzione in carcere, iniziò a sostenere di aver avuto una visione e di essere la seconda incarnazione di Cristo. Per diffondere la sua dottrina, la predicatrice si imbarcò in una spedizione per evangelizzare il Nord America, dove morì avendo radunato fino a seimila seguaci.
La vita di Ann Lee, la cui figura è storicamente documentata seppur ammantata di misticismo e aneddoti miracolosi, è il cuore dell’ultimo lungometraggio della regista Mona Fastvold, che ne celebra la vita nell’evocativo film musicale Il testamento di Ann Lee.
Fastvold, che è sceneggiatrice insieme al marito Brady Corbet (The Brutalist), rintraccia il seme della dottrina Shaker nella repulsione di Ann Lee (Amanda Seyfried) per l’intimità fisica sin da bambina, acuita da un matrimonio infelice con Abraham (Christopher Abbott) e dal lutto di quattro figli. Nel corso di una visione estatica, la donna si persuade dunque che le morti dei figli – tutte entro il loro primo anno di vita – siano una punizione per i rapporti sessuali avuti col marito e stabilisce la necessità di praticare un rigido celibato. È negando la procreazione che nascono quindi gli Shakers, chiamati così per le loro preghiere estatiche, danzate, corali e, appunto, convulse; le musiche e le ipnotiche coreografie di Il testamento di Ann Lee, del resto, sono state pensate ispirandosi proprio ai loro inni religiosi.
Il movimento, però, fatica a prendere piede in Inghilterra. Data la difficoltà a radunare accoliti di una dottrina predicata da una donna (che per giunta sostiene di incarnare Cristo) Ann Lee convince allora otto persone a imbarcarsi con lei nel viaggio per evangelizzare l’America. Tra queste, la seguono ache il fratello William (Lewis Pullman) e Mary (Thomasin McKenzie), narratrice del film.
Con Il testamento di Ann Lee Fastvold ritorna sui temi della repressione sessuale e della maternità, già esplorati nel suo precedente The World to Come attraverso la storia d’amore tra due donne americane, Abigail e Tally, nell’Ottocento. Nonostante la storia raccontata dai due lungometraggi sia radicalmente opposta – la scoperta del desiderio in una relazione lesbica contrapposta alla completa negazione della sessualità per fanatismo religioso – diversi fili rossi suggeriscono infatti una continuità tra le due opere della regista.
I personaggi femminili di entrambi i film, per esempio, vivono un trauma nei confronti della maternità, che le allontana dalla relazione eterosessuale in cui si trovano per costrizione. In The World To Come, la protagonista Abigail scopre il desiderio sessuale nel rapporto con un’altra donna, Tally, negando al compagno un secondo figlio dopo la morte del primo; parallelamente, Tally subisce violenza domestica dal marito perché non riesce a restare incinta. Ann Lee, invece, rigetta l’intimità fisica tout court in favore della fede religiosa, che diventa lo strumento attraverso cui affrontare il dolore e vivere l’esperienza della maternità senza il rapporto sessuale: del resto, per tutti gli Shakers lei è “Mother Ann”, anche per il fratello.
Sia The World to Come che Il testamento di Ann Lee, insomma, raccontano storie di resistenza all’oppressione patriarcale sperimentata dalle protagoniste: sono donne che si rifiutano di piegarsi a un matrimonio imposto dai canoni sociali della loro epoca e alla loro posizione di subalternità culturale, rivendicando una propria autonomia decisionale.
Poco importa che, nel caso di Ann Lee, quella stessa rivendicazione sfoci nella fondazione di un culto religioso, puritano e radicale (peraltro evidentemente insostenibile a lungo andare, considerando che vieta la procreazione): ciò che affascina Fastvold non è la dottrina in sé, ma la fede incrollabile nel mondo che promette. Un mondo certamente rigido e disciplinato, ma equo ed egualitario.
“Dio deve essere sia uomo che donna”, ripete la profeta durante le predicazioni ai suoi seguaci, invitandoli a far parte di una comunità in cui tutto è condiviso, anche il peccato e il dolore. Ann Lee, inoltre, è irremovibile nell’amministrare la comunità Shaker con tenerezza e giustizia, partecipando lei per prima alle attività lavorative e rifiutando una posizione di superiorità – eccetto per il ruolo messianico di cui è investita.
Ben lontano da essere “solo” un musical o un biopic religioso, Il testamento di Ann Lee racconta di come una visione personale, per quanto radicale, possa diventare la base per una comunità intera: Fastvold non giudica ma esplora la complessità di queste scelte, celebrando il coraggio di chi si rifiuta di conformarsi.

Chiara Scipiotti, cinefiliaritrovata.it