IL TESTIMONE INVISIBILE

di Stefano Mordini (Italia / 2018 / Thriller / 102')

Sabato 27 luglio, ore 21.30

Anfiteatro di Palazzo Toaldi Capra
via Pasubio, 52 – Schio (VI)

In caso di maltempo gli spettacoli saranno annullati.

Recensione

Adriano Doria è “l’imprenditore dell’anno” nella nuova Milano da bere. Guida una BMW, porta al polso un Rolex vistoso, ha una moglie e una figlia adorabili e un’amante bella come Miss Italia. Ma ora si trova agli arresti domiciliari, accusato di aver ucciso l’amante Laura, nonostante si dichiari del tutto innocente. Per salvarsi dalla galera la sua unica speranza è Virginia Ferrara, avvocatessa penalista di gran fama. Virginia però vuole che Adriano le racconti per filo e per segno (perché “la plausibilità è nei dettagli”) tutta la verità e nient’altro che la verità, in quello che pare, a tutti gli effetti, un interrogatorio. Ma stabilire la verità non sarà facile, e ci vorrà tutta l’abilità dell’avvocatessa per trovare il bandolo della matassa.
Il testimone invisibile è il remake del noir spagnolo Contratiempo scritto e diretto da Oriol Paulo, ora adattato per il grande schermo italiano dal regista Stefano Mordini insieme a Massimiliano Catoni.
La struttura narrativa è solida, e riserva più di una sorpresa. E se l’ambientazione per buona parte della storia fa pensare a Il capitale umano (anche se qui siamo in Trentino, e là in Brianza) la trama rimanda a La ragazza nella nebbia. Niente è come sembra, e la stessa storia può essere raccontata da angolazioni diverse, illuminando diverse verità.
Mordini gioca bene con il genere e i suoi topos: la femme fatale, il delitto perfetto, le ombre lunghe, le false piste, la polizia inadeguata, i testimoni inaffidabili. La prima parte del film è una lettura classica, sulla quale però si stratificano varie letture successive, ognuna più spiazzante, seguendo una struttura caleidoscopica in cui ad ogni successiva inclinazione corrisponde un nuovo scenario. Per arrivarci bisogna aver prestato davvero attenzione ai dettagli e agli oggetti di scena – giacché tutto il mondo è palcoscenico.
Riccardo Scamarcio fa ancora una volta leva sull’archetipo dell'”imbecille arrogante”, Miriam Leone è una dark lady ambigua e sfuggente, Fabrizio Bentivoglio si cimenta nel suo solito accento nordico affiancato dalla rodigina Maria Paiato, di consumata esperienza teatrale. Ma sarà soprattutto la sceneggiatura, in cui tutto deve essere rivisto e riesaminato al contrario, a tenere desta l’attenzione degli spettatori. 

Fonte: Paola Casella, My Movies