IL TRADITORE

di Marco Bellocchio (Italia / 2019 / Drammatico / 148’)

Giovedì 23 luglio, ore 21.30

Anfiteatro di Palazzo Toaldi Capra
via Pasubio, 52 – Schio (VI)

In caso di maltempo gli spettacoli saranno annullati.

Recensione

Tommaso Buscetta tra cronaca e sogno
Presentato in concorso al 72° Festival di Cannes, Il traditore è un film almeno in parte meno attinente alla poetica del suo regista Marco Bellocchio e più vicino alla tradizione del cinema civile italiano dei Francesco Rosi e dei Gillo Pontecorvo.

Ciò a cominciare dalla narrazione, che ripercorre in modo ordinato e quasi cronachistico la storia del pentito di Cosa Nostra Tommaso Buscetta dal 1980 al 2000: dal suo rifugio in Brasile alla sua “collaborazione” con Giovanni Falcone, dall’accusa di associazione mafiosa a Giulio Andreotti fino al suo trasferimento definitivo negli Stati Uniti.
Una vicenda, quella di Buscetta, molto importante per la Storia criminale e politica del nostro Paese, ma piuttosto lontana dai temi e dalle ossessioni del regista di Bobbio, il quale ha comunque messo al servizio del progetto tutta la sua capacità di fare cinema. E, infatti, la messa in scena è davvero eccellente nella sua energia e nel suo vigore: le musiche caricano di giusta enfasi i momenti più rilevanti, il montaggio ha funzioni tanto ritmiche quanto semantiche (con dei momenti che ricordano le analogie ejzenštejniane degli anni Venti) e la fotografia ricrea in modo suggestivo i colori e i cromatismi dell’epoca. Tutte opzioni linguistiche che servono soprattutto a rendere “spettacolare” un’opera dal taglio sostanzialmente realista, nella quale però non mancano degli occasionali momenti onirici (gli incubi di Buscetta) e immaginifici (il finale), funzionali a far emergere gli aspetti più intimi e psicologici del protagonista, del quale vengono sottolineati anche i lati più deboli e nascosti, come i timori, i rimorsi e le frustrazioni. Una fragilità che riesce a emergere anche grazie all’ottima interpretazione di Pierfrancesco Favino, capace di restituire le diverse sfaccettature psicologiche del personaggio.
Ed è proprio tramite l’alternanza tra cronaca e sogno, racconto pubblico e storia privata, che l’autore riesce ad affrontare – anche se in modo marginale e secondario – alcune delle sue tematiche più care, a cominciare dalla questione della famiglia e della sua esautorazione. Questo perché, in fondo, la vicenda di Buscetta è anche quella di una famiglia disgregata e distrutta, nella quale due figli vengono uccisi in nome delle “colpe” del padre. E se in alcuni lavori del cineasta italiano si commettono dei parricidi, qui avviene invece un indiretto e non voluto figlicidio, come ammette piangendo lo stesso protagonista in una delle sequenze emotivamente più intense del film.
Elementi che fanno de Il traditore un lavoro nel quale Bellocchio riesce a far emergere alcune tracce tematiche ed estetiche del suo cinema pur all’interno di un’opera meno personale e parzialmente più lontana dalla sua poetica.

Juti Saitta

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