ILLUSIONE
(Italia / Drammatico / 110')
Sabato 09 maggio – ore 18.00 e 20.00
Domenica 10 maggio – ore 16.00, 18.00 e 20.30
Periferia di Perugia, un ragazzina viene ritrovata in un fosso. Addosso abiti firmati, lividi, escoriazioni. Sembra morta, fortunatamente non lo è. Si chiama Rosa Lazar (Angelina Andrei), ha 15 anni, viene dalla Moldavia. Ad indagare sul caso c’è l’intransigente e ferrea Cristina Camponeschi (Jasmine Trinca), affiancata dallo psicologo infantile Stefano Mangiaboschi (Michele Riondino)Le domande sono tante: com’è arrivata nella placida Perugia la piccola Rosa? Qual è il trauma che porta con sé, e perché è così emotivamente instabile? Stefano e Cristina, (in)consciamente, finiranno per essere emotivamente coinvolti in un caso dai confini internazionali.
Recensione
La cronaca suddetta, che vorrebbe Illusione declinato sotto forma di thriller, perde terreno in funzione di un’esplorazione umana, senza però addentrarsi nel sociale. Essenzialmente, l’Archibugi si fa carico – con coraggio – di raccontare una storia fatta e compiuta, rifacendosi a un cinema di sostanza che, ultimamente, sembra aver lasciato il posto all’apparenza. Guarda caso, questo è un altro punto focale: se la storia è stata indotta da un trafiletto di giornale, letto per caso dalla regista in un bar di Perugia, il cuore della vicenda risiede nel titolo scelto: la speranza che si tramuta in illusione. Una panacea moderna, ovvero la ricerca del successo, dell’accettazione, dell’affermazione. Un piccolo elemento, senza dubbio, ma utile per tratteggiare l’alterazione della realtà. Senza scorciatoie, e seguendo una direzione ovviamente obbligata, la regista punta poco a poco a scoprire una ragazzina dell’est, finita nella morsa della prostituzione minorili. Attorno a lei, un corollario di ottimi protagonisti su cui fare affidamento, seguendo il loro pensiero “recondito o manifesto”. Con una parentesi doverosa: Jasmine Trinca sta continuando a scegliere ruoli da vera attrice, senza sbagliare una smorfia.
Non tutto funziona, e la traccia romance (che non vi riveliamo) sembra appiccicata a forza, senza una vera ragione d’essere, ma allargando lo spettro, Illusione sottolinea l’importanza di aspettare e di porre le giuste domande – tutto il contrario di ciò che vorrebbe il risoluto vicequestore interpretato da Filippo Timi -, proteggendo con i fatti e le parole (che contano) quella fragilità minacciata dalla spettacolarizzazione delle emozioni. Magari, per ritornare a monte del giudizio, è tutta una questione di sensibilità, di aspettativa, di materiale umano, ma bisogna riconoscere un valore tutt’altro che scontato: Illusione riesce ad essere senza tempo, per storia, personaggi, temi affrontati. E non è poco.
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