I’M YOUR MAN

di Maria Schrader (Commedia, 2021, Germania, 105')

21, 22, 23, 24 febbraio

Alma è un’archeologa che lavora in un museo di Berlino, e non pensa ad altro che al suo grande progetto di ricerca. L’unica eccezione è un favore a un collega, per il quale si presta come “collaudatrice” dell’ultimissima tecnologia in fatto di robotica: un androide-partner costruito su misura attorno al suo padrone, per soddisfarne ogni desiderio fisico, emotivo o intellettuale, che siano essi consapevoli o meno. Scettica ma disposta a tollerare tre settimane di prova, Alma fa entrare in casa sua Tom, una macchina programmata per farla felice ma alle prese con un soggetto che non cerca né romanticismo né una relazione.

Recensione

I’m your man è una commedia che esplora il rapporto tra Alma e Tom in maniera analitica e pragmatica, lasciando poco spazio di manovra all’ironia quasi asettica che troviamo lungo tutta la durata del film, basata soprattutto sull’iterazione di situazioni proprio per sottolineare l’assurdità insita nella perfezione che tenta di calarsi nella vita reale. Maren Eggert e Dan Stevens si misurano con personaggi alienati dalla realtà, anche se ognuno a modo suo: la freddezza di Tom trova infatti riflesso nel rapporto di Alma con la sua famiglia quasi assente e con quello paranoico con il suo lavoro.

La centralità della figura femminile di Alma mette in risalto la forza e la sicurezza con cui lei stessa si scontra con l’assurda esistenza di Tom: non a caso al loro rapporto non è concesso sopravvivere oltre poche settimane, per evitare l’insorgenza di nuove forme di dipendenza negli umani nei confronti dei robot. Ciò non toglie che Tom, anche dopo il termine della convivenza, continui a essere un punto di riferimento per Alma. L’alienazione del loro rapporto viene sottolineata dall’assenza di commenti musicali non funzionali, da un’ironia decisamente sottile e dall’assenza di speculazioni e riflessioni non direttamente necessarie al film.

I’m your man è un film intelligente, che parla di intelligenza nelle sue varie forme e che mette in risalto come quella artificiale e razionale possano trovarsi in netto contrasto con quella emotiva e come possa essere complicato riuscire a far lavorare questi diversi aspetti tra di loro. La superiorità di Alma nei confronti di Tom le è naturalmente attribuita da tutti, se stessa compresa, ma è in alcuni momenti come nella realizzazione che anche la consulente coniugale non è quello che sembra che si cela la chiave di volta del film, che espone direttamente la grande mente umana all’evidenza che i pregiudizi e le prime impressioni giocano un ruolo maggiore di quello che vorremmo far credere.

Rispetto a film come Ex machina ed Her, ormai parte del canone di questo particolare sottogenere, la delicata commedia tedesca I’m your man si fa notare per due aspetti principali. Innanzitutto è molto più intelligente e sofisticata di quanto il suo approccio lo-fi e domestico lasci immaginare, a riprova di come non servano effetti visivi all’avanguardia o la ricostruzione di città del futuro per andare dritti al centro della questione filosofica di base.

In secondo luogo, la quarta regia di Maria Schrader rielabora la premessa dell’attrazione tra umano e robot attraverso un’inversione di genere rispetto al più consueto cliché della donna “artificiale”. Un aspetto che l’autrice della miniserie Unorthodox esplora riccamente e che va ben oltre la trovata di servizio o di facciata.

Divertente, astuto e profondamente riflessivo, I’m your man mette di fronte una straordinaria Maren Eggert, il cui pragmatismo iniziale lascia il passo a una labirintica profondità emotiva nell’arco della storia, e un volto notevole come quello di Dan Stevens. Il camaleontico attore britannico, la cui carriera post-Downton Abbey è stata una vera e propria lectio magistralis su come demolire e riconfigurare un aspetto da “bello e buono”, sfrutta al massimo una parte che gli richiede di essere un “androide fuor d’acqua” a molteplici livelli.

Tommaso Tocci

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Teresa Nannucci

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