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IN CAMMINO PER L’ACQUA

un film di Marco Pavan
(Italia / 2025 / Documentario / 54’)

Venerdì 13 febbraio – ore 20.30

Il regista sarà presente in sala. Con Mirco Corato, camminatore. Modera Valentina Dovigo (Legambiente Vicenza).
In collaborazione con Legambiente Schio Valleogra e Il Bruco – Circolo Operaio di Magré

Si intitola In cammino per l’acqua ma potremmo anche dire con l’acqua, perché i protagonisti di questa storia corale sono gli esseri umani, il ritmo costante dei passi, le specie non umane e gli elementi naturali che abitano e animano i luoghi attraversati, partendo proprio dalle acque dei torrenti, del fiume, della laguna. Tutto inizia nell’autunno 2024 con una mobilitazione collettiva contro il progetto della diga del Vanoi. Tra il 29 ottobre e il 6 novembre, per otto giorni e per 200 chilometri, centinaia di persone scelgono di condividere il tempo lungo di un cammino attraverso le valli, seguendo il corso del fiume Brenta, fino alla Laguna di Venezia.

Recensione

Il documentario fissa un momento che ne contiene molti altri e, passo dopo passo, racconta il viaggio che ha permesso di raccogliere oltre 13mila firme contro la costruzione di una diga in Val Cortella, una delle ultime valli selvagge delle Alpi. Al centro vi è una resistenza gentile ma, al tempo stesso, consapevole e quindi solida di una comunità itinerante che si è fatta portavoce di un ecosistema minacciato e che propone soluzioni concrete e alternative al progetto stesso della diga. Grazie a un lavoro di attenta osservazione e una serie di interviste ai partecipanti, a raccontare la marcia, gli obiettivi condivisi e il valore della partecipazione è il regista Marco Pavan, che sottolinea l’importanza delle storie (anche piccole) che si rivelano con forza nell’incontro con gli altri: il suo documentario, prodotto da EQuiStiamo e dal Comitato per la difesa del torrente Vanoi, è il risultato di un lavoro di squadra portato avanti con una troupe di professionisti: ogni giorno, e tutti i giorni, un operatore diverso si è unito al gruppo per affiancare Pavan (sempre presente, dall’inizio alla fine del viaggio) e filmare la giornata di cammino: “All’origine c’era il proposito di attuare un lavoro di osservazione dei luoghi, restando in ascolto, senza forzare le cose” – racconta Pava – “Quando mi hanno proposto di seguire la marcia ho accettato, considerandola una sfida. Per realizzare il progetto è stato lanciato un crowdfunding, ma quando abbiamo iniziato non sapevamo come sarebbe andata. Mi sono subito reso conto di non poter lavorare da solo. Io ho camminato con loro fino alle fine, realizzando le interviste e le riprese con il drone, ma per superare le difficoltà logistiche ho coinvolto alcuni colleghi per ogni giornata di cammino, un collaboratore o collaboratrice, diverso ogni giorno, impegnato a documentare da mattina a sera: tutte persone che abitano nei luoghi attraversati – da Cavalese, dalla Valbelluna, da Vicenza, da Venezia, da Treviso – e che quindi conoscono il territorio. Ho sentito il desiderio di raccogliere otto sguardi differenti e indipendenti uno dall’altro, ho chiesto loro di filmare la giornata come volevano, senza preoccuparsi delle riprese degli altri.” Singoli sguardi, con specifiche sensibilità e competenze, hanno definito un unico racconto corale, evidenziando le connessioni tra esseri umani e natura.
Come un direttore d’orchestra Pavan si muove nel mezzo, coordina il lavoro e cammina dall’inizio alla fine, incontrando e intervistando persone lungo il viaggio: “La mia è stata una vera e propria immersione, per mantenere la metafora acquatica. Le interviste sono nate spontaneamente: sono il risultato di un cammino condiviso, di una esperienza fatta insieme. Per due notti siamo stati ospitati dalla gente dei luoghi, a San Pietro in Gu e Piazzola sul Brenta: venti persone accolte dagli abitanti e dalle associazioni dei paesi attraversati, un gesto che è stato profondamente sentito da chi camminava. C’è stata una notevole partecipazione locale.” ed è anche questo che racconta il documentario, che sfrutta appieno i propri mezzi: “Il linguaggio filmico è accessibile a tutti, arriva anche a chi non partecipa attivamente a iniziative come queste. Filmare una esperienza di questo tipo lascia una traccia, le immagini restano.”
Nel documentario, la nostra relazione con l’acqua viene approfondita da Francesco Vallerani, geografo e docente di Ca’ Foscari a Venezia, che incontra il gruppo di camminatori e con loro riflette. Perché l’acqua ci attrae così tanto? C’è un aspetto biologico e una componente culturale, emozionale, percettiva, legata a un paesaggio non solo visivo ma anche e forse soprattutto sonoro: l’irresistibile suono delle acque, il cosiddetto soundscape. “Siamo qui perché ci stiamo preoccupando delle condizioni di un bene che sentiamo nostro, che è nostro, e che sentiamo minacciato da una visione vetero-modernista” – spiega Vallerani ai camminatori. “In un paesaggio come questo, voi vedete ghiaia che si trasforma in cemento e la cementificazione si traduce nel massacro dei fiumi. E questo spaventa. Qui la cementificazione è tra le più alte d’Europa, eppure il paesaggio del Brenta viene considerato un corridoio culturale ed ecologico di riequilibrio ed è fondamentale poterne disporre. Noi siamo esseri legati all’acqua.”

Francesca Boccaletto, ilbolive.unipd.it