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IN MARCIA COI LUPI

un film di Jean-Michel Bertrand
(Francia / 2019 / Documentario / 88’)

Venerdì 09 gennaio – ore 20.30*

  • Proiezione in Versione Originale con Sottotitoli in italiano

Con Jessica Peruzzo, divulgatrice scientifica

Il documentario segue la straordinaria odissea dei giovani lupi che, spinti dall’istinto e dalla necessità, abbandonano la loro mezza per cercare un nuovo territorio. Attraversando le Alpi fino al Giura, il regista accompagna questi predatori erratici con bivacchi in tutte le stagioni, offrendo un’intima e poetica riflessione sul rapporto tra uomo e natura. Il film esplora la territorialità, la dispersione e l’equilibrio naturale delle popolazioni lupine, rivelando l’intelligenza sociale dei grandi predatori e la fragilità degli ecosistemi che li accolgono.

In collaborazione con Club Alpino Italiano – Sezione di Schio
e Trento Film Festival
Ingresso ridotto per i soci CAI

Recensione

“Ho passato tre anni in questa sperduta valle delle Alpi con un’unica ossessione: guardare negli occhi dei lupi”. Il regista e unico protagonista umano del film, Jean-Michel Bertrand, introduce con queste parole In marcia coi lupi. In questa sorta di prolungamento della ricerca, il progetto continua a concentrarsi sull’osservazione della stessa specie, scomparsa dai territori francesi e divenuta specie protetta dal 1993. Ma più precisamente, sulla dispersione, o “sostituzione” di giovani esemplari, che, dovendo emanciparsi dal gruppo, intraprendono un cammino casuale, attraversando e cercando di insediarsi in territori anche molto diversi tra loro.
Ex piantatore di alberi per la Forestale, il regista Bertrand, non sappiamo con l’aiuto di quanti collaboratori, immagina e disegna i percorsi dei lupi, nasconde delle microcamere in quattro posizioni che ritiene strategiche e le collega al suo smartphone, al fine di raccogliere dati sui loro itinerari, abitudini, esperienze.
La sopravvivenza, per un giovane lupo isolato, non è semplice: deve evitare sia la concorrenza di branchi già formati, ai quali non può unirsi, e le minacce degli ambienti abitati da uomini. Al contrario dei clichés circolanti, il lupo ha molte vulnerabilità, tra cui anche l’ostilità di parte della comunità di campagna e il pregiudizio ancorato a narrazioni medievali.
Diario molto ellittico di un pedinamento amoroso, In marcia coi lupi è in realtà un doppio viaggio, parallelo: quello dei lupi, alla ricerca del proprio posto nell’ecosistema (in cui scopriamo che è sempre la femmina a prendere l’iniziativa e a camminare davanti) e quello del loro osservatore, solitario e vagabondo tanto quanto loro, verso una dimensione quasi eremitica. In questa immersione alpina into the wild prevale un’idea di società e di mondo a basso impatto e ad alta autoregolamentazione, distante da logiche di sfruttamento e semmai guidato da rispetto, ecologia, consapevolezza della convivenza. Le immagini a bassa definizione e spesso notturne delle microcamere vengono distillate al montaggio dentro un repertorio di panorami, colti da alture oppure da droni, in una celebrazione delle cromìe naturali tra il Monte Bianco e la catena del Giura.
Tra questi due blocchi tematici, con effetto un po’ paradossale impera lui, Bertrand, l’osservatore vagabondo e ruvido proprio come la bestia che sta studiando: autosufficiente, coi consumi dei suoi dispositivi ridotti al minimo (probabilmente sfruttando l’energia del sole), abile cercatore di risorse edibili, che, avvolto nel suo sacco a pelo, non si scompone nemmeno per una visita notturna di un cinghiale. Pervaso di stupore ecologista, il film mette l’accento su quell’equilibrio che è stato stravolto dal periodo noto come Antropocene, eppure resiste: seicentomila volpi uccise solo in Francia ogni anno, persecuzione di tassi, pregiudizi contro gipeti e lupi.
È mosso da un’idea spirituale – non religiosa, ma panica, romantica – che sprigiona dall’ambiente che Bertrand lotta per preservare. Un’idea di mondo ben sintetizzata dalla citazione del naturalista novecentesco Robert Hainard, ritrovata in una piccola baita: “Ho l’infinito a portata di mano; lo vedo, lo sento, lo tocco. Me ne nutro e so che non potrò mai esaurirlo. Capisco la mia irrefrenabile rivolta quando vedo la natura soppressa, il mio infinito viene ucciso”.

Raffaella Giancristofaro, www.mymovies.it