IN VIAGGIO VERSO UN SOGNO – PEANUT BUTTER FALCON

di Tyler Nilson e Michael Schwartz (U.S.A. / 2019 / Comm., Avv. / 97')

30 novembre e 01, 02, 03 dicembre*

*Spettacolo in versione originale con sottotitoli in italiano

Zak ha solo 22 anni ma vive in una casa di cura per anziani in North Carolina, a cui è stato assegnato dallo stato perché senza famiglia e affetto dalla sindrome di Down. Zak però non ci sta, ed è determinato a scappare dalle cure di Eleanor, responsabile dell’istituto, con l’aiuto dell’amico Carl. Quando finalmente il ragazzo riesce a darsi alla fuga, il destino lo mette sul cammino di Tyler, pescatore di granchi inseguito da un compratore a cui deve dei soldi. Brusco e tormentato, Tyler si prende però cura di Zak e decide di portarlo con sé nel suo viaggio verso la Florida, facendo tappa alla scuola di wrestling dove Zak spera di incontrare il suo idolo Salt Water Redneck.

Scheda tecnica

  • Titolo Originale

    The Peanut Butter Falcon

  • Regia

    Tyler Nilson e Mike Schwartz

  • Paese, anno

    U.S.A.,2019

  • Genere

    Commedia

  • Durata

    107'

  • Sceneggiatura

    Tyler Nilson e Mike Schwartz

  • Fotografia

    Nigel Bluck

  • Colonna sonora

    Zachary Dawes, Noam Pikelny, Jonathan Sadoff, Gabe Witcher

  • Montaggio

    Nat Fuller, Kevin Tent

  • Interpreti

    Zack Gottsagen, Shia LaBeouf, Dakota Johnson, John Hawkes, Yelawolf

Recensione

L’esordio alla regia di Tyler Nilson e Michael Schwartz è un tenero racconto popolare in stile Mark Twain, ambientato nella periferia costale e anfibia del sud degli Stati Uniti, in bilico tra la favola picaresca e il realismo povero.

Completamente costruita attorno alla figura di Zack Gottsagen, un ragazzo con la sindrome di Down che i registi conoscono da tempo e che volevano aiutare a diventare attore, la storia ha una purezza semplice che con pochi mezzi e tanto cuore costruisce un rapporto autentico tra i due protagonisti.
Gottsagen investe il personaggio di Zak di una fisicità voluminosa e di tempi comici che a più riprese regalano sorrisi, trovando in un attore intenso come Shia Labeouf un contraltare perfetto per generosità e dinamismo. Sporchi, sudati e senza un centesimo, i due si incamminano verso sud lungo la costa, vestiti di stracci quando non addirittura ridotti in mutande, schivando la minaccia di chi gli vuole male (un sempre ottimo John Hawkes) e invitando “a bordo” chi gli vuole bene, come Eleanor, a cui Dakota Johnson dona tutta la sua incredulità un po’ ironica.

È un mondo in cui le istituzioni sono lontane, le famiglie disintegrate, e le improbabili scuole di wrestling chiuse da anni: c’è solo un’umanità – e in particolare una mascolinità – da ricostruire pezzo per pezzo. Mattoni grezzi ma efficaci, che aiutano a scoprirsi “uno dei buoni” e a elaborare il senso di colpa verso i fratelli maggiori.

In viaggio verso un sogno si muove sicuro tra i fondali bassi, certo di dove sia il sentiero narrativo più giusto. Lo aiutano una serie di comparsate notevoli: detto di Hawkes, ci sono momenti gustosi per Bruce Dern, Thomas Haden Church e un Jon Bernthal il quale, non per la prima volta, mette la presenza scenica al servizio di piccoli frammenti e flashback che migliorano un film.
Un “buddy movie” sentimentale e divertente che non può comunque prescindere da Zack Gottsagen e dall’importanza di vederlo sullo schermo in un ruolo del genere, nella speranza che film così aprano sempre più porte alla diversità di rappresentazione.

Tommaso Tocci, mymovies.it