INCONTRI RAVVICINATI DEL TERZO TIPO
(U.S.A. / 1977 / Fantascienza / 137’)
Venerdì 30 gennaio – ore 20.30*
Sabato 31 gennaio – ore 16.00
*Spettacolo in Versione Originale Sottotitolata in italiano
Il terzo film di Spielberg è la storia di un sogno di bambino che diventa realtà quando si è troppo grandi per accettare che possa essere reale. Eppure serve poco: la luce abbagliante attraverso il buco della serratura, un frigo svuotato da forze invisibili, le viti di una grata di areazione che si allentano da sole; insomma, basta la magia del cinema per renderlo concreto. Torna in sala in riedizione 4K la versione Director’s Cut di Incontri ravvicinati del terzo tipo, capolavoro della fantascienza. Da non perdere assolutamente, in attesa dell’uscita a giugno di Disclosure Day, il nuovo film di Steven Spielberg, che segna il suo ritorno alla fantascienza.
Recensione
Inizia con la richiesta di un interprete Incontri ravvicinati del terzo tipo, terzo film di Spielberg (anche sceneggiatore, a partire da un ricordo d’infanzia) e primo completamente spielberghiano, dove troviamo già i temi cardine del suo cinema a venire, la capacità di incidere nell’immaginario e di girare “le scene di vita quotidiana dandogli un aspetto un po’ fantastico, di rendere più quotidiane possibili le scene fantastiche”. A parlare è François Truffaut, che nel film è lo scienziato Lacombe: l’interprete serve a lui, che anche nella vita l’inglese lo conosceva poco. La comunicazione è il problema centrale del film, storia di un sogno di bambino che diventa realtà quando si è troppo grandi per accettare che possa essere reale. Eppure serve poco: la luce abbagliante attraverso il buco della serratura, un frigo svuotato da forze invisibili, le viti di una grata di areazione che si allentano da sole; insomma, basta la magia del cinema, macchina da suspense usata alla massima potenza spettacolare, per renderlo concreto. E un po’ terrificante. Anche lì, però, è solo questione di età, e se gli adulti del film sono molto spaventati – se noi spettatori lo siamo – il piccolo Barry, dall’alto dei suoi tre anni, è pronto ad andare incontro ai lampi che vengono dal cielo. “I bambini sono resistenti… hanno la pelle dura” si teorizza negli Anni in tasca, che Truffaut ha appena finito di girare in quel 1976. Dichiarazione valida anche per il cinema di Spielberg, e il fatto che questa sia l’unica esperienza importante di Truffaut attore al di fuori di un suo film sancisce la simbiosi tra i due autori. Il Roy di Richard Dreyfuss deve rinunciare ad essere adulto, abbracciare la sua parte infantile e irrazionale sconvolgendo l’equilibrio familiare (promemoria per la critica: rileggere la filmografia di Spielberg alla luce di The Fabelmans), per potersi avvicinare agli UFO, per accogliere la rivelazione della loro esistenza. La parola “rivelazione” è anche nel titolo dell’attesissimo ritorno di Spielberg alla fantascienza, Disclosure Day, che già dal trailer sembra legato a doppio filo con questo suo esordio nel genere. Sono passati cinquant’anni, ma i dubbi, le paure, le speranze restano le stesse. Incontri ravvicinati è un film sulla fede? Sicuramente è un film sull’avere fiducia nell’altro, anche quando ci sarebbero molte ragioni per averne paura. Sono sufficienti le cinque note teorizzate da Lacombe per creare un canale di comunicazione, basta volere e sapere ascoltare. Un bel sogno a cui credere, di questi tempi.

