LA FAMOSA INVASIONE DEGLI ORSI IN SICILIA

di Lorenzo Mattotti (Italia, Francia / 2019 / Animazione / 81')

18, 19, 20 febbraio

Tonio, figlio del re degli orsi, viene rapito dai cacciatori nelle montagne della Sicilia. In seguito a un rigoroso inverno che minaccia una grande carestia, il re decide di invadere la piana dove vivono gli uomini. Con l’aiuto del suo esercito e di un mago, riesce a vincere e a ritrovare Tonio. Ben presto, però, si renderà conto che gli orsi non sono fatti per vivere nella terra degli uomini.

Scheda tecnica

  • Titolo Originale

    La fameuse invasion des ours en Sicile

  • Regia

    Lorenzo Mattotti

  • Paese, anno

    Italia, Francia,2019

  • Genere

    Animazione

  • Durata

    81'

  • Sceneggiatura

    Thomas Bidegain, Jean-Luc Fromental, Lorenzo Mattotti

  • Fotografia

    René Aubry

  • Colonna sonora

    -

  • Montaggio

    Nassim Gordji Tehrani, Sophie Reine

  • Interpreti

    -

Recensione

Mattotti, con questo film ha scelto di portare sullo schermo un romanzo di Dino Buzzati, adatto ai ragazzi ma anche agli adulti. Non è abitualmente menzionato fra le opere maggiori del grande scrittore bellunese, eppure non è certo un’opera minore. 
La sfida è vinta su due fronti: il primo è quello di infondere movimento ai propri disegni senza perdere niente in qualità. Il secondo è quello di confrontarsi con il materiale di partenza personalizzandolo e persino arricchendolo, non solamente grazie al proprio personale bagaglio, ma anche dal punto di vista narrativo, coadiuvato in sede di sceneggiatura da Jean-Luc Fromental e Thomas Bidegain. Sotto questo aspetto, tutto ciò che viene aggiunto (o, in misura minore, modificato) rispetto a Buzzati, appare attentamente ponderato. Nella prima metà del film, funzionano tutte le modalità che il novello cineasta adotta per dare immagine a ciò che in Buzzati è raccontato solo a parole, o disegnato in altro modo. È straordinaria ad esempio la sequenza con cui gli orsi sconfiggono l’esercito degli uomini con palle di neve (è immaginifica e allo stesso tempo credibile dal punto di vista drammaturgico – e non era davvero scontato). Ma è nella seconda metà del film che Mattotti davvero decolla. Si prende libertà maggiori, immagina tutto a modo suo e aggiunge tanto al testo di partenza. Arricchisce il materiale di sfumature che lo rendono pienamente maturo.

La prima innovazione drammaturgica del film consiste nell’aver inquadrato la storia in una cornice in cui sono un cantastorie siciliano e sua figlia a raccontare la leggenda della famosa invasione degli orsi in Sicilia a…un orso, incontrato in una grotta. Ma l’innovazione principale è un’altra ancora: la storia di Buzzati viene spezzata in due parti. Il che regala anche spazio a una riflessione sul lieto fine, oggetto di una discussione fra il cantastorie, sua figlia e l’orso. Il racconto del cantastorie finisce infatti proprio con un lieto fine, quando gli orsi, invasa la città, vi si insediano e iniziano una felice convivenza con gli uomini. Con un colpo di scena, è allora l’orso a cui la storia è stata sin qui raccontata a subentrare nella narrazione. La stessa leggenda – rivela – è nota anche agli orsi, ma non finisce lì. E il racconto riprende, con l’orso (la cui voce è quella ruvida di Andrea Camilleri) che illustra come la vita civilizzata avesse iniziato a corrompere gli orsi, che cominciarono a perdere i loro istinti naturali, sedotti dalle comodità della vita urbana. Al centro del racconto vien posto adesso l’orso Tonio, il figlio del re Leonzio che era stato rapito e poi da questi ritrovato nella città degli uomini (e la cui ricerca era stata la ragione dell’invasione). Su Tonio, viene innestato un percorso di formazione, che lo vede dapprima soccombere ai vizi degli uomini, quindi subentrare al padre per ricondurre gli orsi alla loro dimensione naturale.

Mattotti racconta, con rapidità e sapienza artistica, una storia che ha tutti i crismi di un classico senza tempo: parte del merito è naturalmente di Buzzati, però il regista ci mette tanto del suo, consegnandoci una meraviglia per gli occhi che è anche una storia, semplice e complessa al contempo come le migliori fiabe sanno essere: quelle capaci appunto di far stare in magnifico equilibrio la soavità dei toni e l’universalità della “morale della favola”.

Stefano Santoli ondacinema.it