LA LEGGENDA DI OCHI
(U.S.A. / 2025 / Fantasy / 96’)
Venerdì 24 ottobre – ore 20.00
Yuri e Petro vivono da sempre in un’isola sperduta chiamata Carpathia. Abbandonati dalla madre Dasha , il padre, il burbero Maxim (Willem Dafoe), ha insegnato loro a non uscire dopo il tramonto e a temere gli Ochi, misteriose e imponenti creature mitologiche della foresta simili a delle scimmie. Dopo una battuta di caccia, però, Yuri entra in contatto con un cucciolo di Ochi smarrito. Per riportalo alla sua famiglia decide di imbarcarsi con lui in un viaggio indimenticabile e sorprendente che le cambierà per sempre la vita.
Ingresso under18 €5
In collaborazione con Consiglio Comunale dei Ragazzi, Comune di Schio e Radicà Cooperativa Sociale Onlus
Recensione
Se vi mancano le creature fantastiche di Labyrinth o Nel Paese delle Creature Selvagge, ma anche un po’ i Gremlins, The Legend of Ochi è quel che fa per voi. Scoprirete la meraviglia degli Ochi, animali dagli occhi dolci capaci di straordinaria empatia, che gli umani giudicano erroneamente feroci e selvaggi. E ovviamente danno loro una caccia spietata. Succede nel suggestivo film di Isaiah Saxon, applaudito al Sundance Film Festival e dall’8 maggio al cinema, una fiaba animalista che mescola avventura, fantasy, coming of age, family movie, con un tocco di attivismo interessante.Come nell’avventuroso Okja di Bong Joon-ho, anche qui non si può che parteggiare per gli Ochi, perseguitati da un villain da strapazzo che sa essere buffo, ma anche fare paura, interpretato dal solito stacanovista Willem Dafoe, questa volta in versione padre di famiglia protettivo e capogruppo di apprendisti cacciatori di Ochi (tra cui spicca Finn Wolfhard, star di Stranger Things). Regala alla figlia adolescente Yuri un pugnale per la sua prima battuta di caccia, primo segnale di quanto il personaggio sia sospeso tra la ferocia e il ridicolo, con la sua armatura medievale e le sue convinzioni da esaltato. Lo sguardo su di lui è insieme bonario e di lieve denuncia: da una parte è un padre intento a proteggere i suoi figli dal pericolo esterno, dall’altro è chiara metafora di quanti oggi nel mondo si scagliano contro il presunto invasore, il diverso, lo straniero, da cacciare, emarginare, uccidere a ogni costo.Per rappresentare gli Ochi sullo schermo è stata utilizzata l’animatronica, un curioso ritorno al passato tecnologico più “artigianale” che in piena era di esplosione dell’intelligenza artificiale fa riflettere. Così come non si può non notare, passando da quello visivo a da un punto di vista narrativo, che in questo film sono le nuove generazioni ad assumersi la responsabilità di scegliere da che parte stare e colmare i divari di ignoranza e (xeno)fobia. Sono loro a spalancare uno spiraglio luminoso di apertura verso l’altro, come dimostra la giovanissima protagonista (Helena Zengel, già candidata al Golden Globe per Notizie dal mondo), pronta a ribellarsi al padre per seguire il suo cuore e una giusta causa.È sull’incontro tra specie e sul rapporto di progressiva conoscenza tra lei e il piccolo Ochi che si gioca la parte più calda del film: insieme dovranno superare una serie di pericoli per arrivare alla meta, ovvero al regno degli Ochi. Prove non solo fisiche, soprattutto emotive, con la ricomparsa di personaggi dati per persi come la madre di Yuri (una Emily Watson versione outsider/reietta, mai così volutamente respingente) e con una convivenza non facile che è continua scoperta reciproca. The Legend of Ochi è un’avventura tenera, per tutta la famiglia, capace di intrattenere, emozionare, e ricordare a chi guarda cosa significhi davvero, nel 2025, essere “umani”.
Claudia Catalli www.wired.it

