LA TERRA DEI FIGLI

di Claudio Cupellini (Italia / 2020 / Drammatico / n.d.)

19, 20, 21, 22 aprile

La fine della civiltà è arrivata. Un padre e suo figlio, un ragazzino di quattordici anni, sono tra i pochi superstiti: la loro esistenza, su una palafitta in riva a un lago, è ridotta a lotta per la sopravvivenza. Non c’è più società, ogni incontro con gli altri uomini è pericoloso. In questo mondo regredito il padre affida a un quaderno i propri pensieri, ma quelle parole per suo figlio sono segni indecifrabili. Alla morte del padre, il ragazzo decide di intraprendere un viaggio verso l’ignoto alla ricerca di qualcuno che possa svelargli il senso di quelle pagine misteriose. Solo così potrà forse scoprire i veri sentimenti del padre e un passato che non conosce.

Scheda tecnica

  • Titolo Originale

    La Terra Dei Figli

  • Regia

    Claudio Cupellini

  • Paese, anno

    Italia,2020

  • Genere

    Fantascienza

  • Durata

    107’

  • Sceneggiatura

    Claudio Cupellini, Guido Iuculano, Filippo Gravino

  • Fotografia

    Gergely Pohárnok

  • Colonna sonora

  • Montaggio

  • Interpreti

    Leon De La Vallée, Valerio Mastandrea, Fabrizio Ferracane, Maria Roveran, Pippo Delbono

Recensione

«La terra dei figli è una storia di formazione in cui la bellezza e la meraviglia, rappresentate da un adolescente solo al mondo, combattono contro le tenebre di una terra che sembra implacabilmente ostile. Il film che abbiamo appena terminato di girare è però anche una storia di avventura titanica e appassionante, un grande viaggio fisico e sentimentale, che parla di argomenti che appartengono sempre più al sentire comune: il futuro del mondo che lasceremo ai nostri figli e l’importanza della memoria».

-Claudio Cupellini, regista

Il film è un adattamento dell’omonimo volume del fumettista italiano Gipi. Questa vicenda è il ritratto di un mondo morente che i figli ereditano dai padri, il manifesto di uno scontro cieco e sordo tra due generazioni che hanno segnato la fine e l’inizio di due ere: prima e dopo un evento traumatico per la vita terrena. Gipi reinterpreta l’apocalisse attraverso il paradigma più antico di tutti: l’incomunicabilità tra genitori e figli, ambientando l’intera storia in un paesaggio rurale che richiama l’antico legame tra uomo e terra, dove le parole d’amore non trovano più terreno fertile per attecchire.

Se tutto è finito, cosa resta da raccontare? Gli individui che restano. E quando si racconta l’umanità più primitiva e intrinseca che dimora all’interno di ogni individuo, c’è solo da stare in silenzio e ascoltare, come quando il primo uomo si alzò in piedi tra gli altri seduti attorno al fuoco e narrò la vicenda più antica della storia.

Fonte: www.badtaste.it