LADY NAZCA – LA SIGNORA DELLE LINEE
(Germania - Francia / Drammatico - Biografico / 99')
13, 14, 15, 16 aprile
L’oggetto di questo film non sono esattamente le linee ——— sarebbe piuttosto quello che racchiudono ———- che perimetrano —————– che disegnano, che designano.
L’oggetto di questo film non sono esattamente gli spazi, ma piuttosto quello che vi è dentro e quello che vi è fuori.
Il vuoto. Il dentro. Il fuori.
Lo spazio finito e soprattutto quello infinito. Lo spazio astronomico. Vivere è passare da uno spazio all’altro e, in qualche modo, anche trovare il proprio spazio. Questo accade alla protagonista del film, ispirata alla vita dell’archeologa tedesca Maria Reiche, di cui ricalca il nome.
Recensione
Un campo lunghissimo incornicia un paesaggio desertico. Due colori, quello azzurro del cielo e quello giallastro della sabbia, dividono lo schermo e formano la prima linea di Lady Nazca – La signora delle linee. È su questa linea che fluttua Maria Reiche, giovane poliglotta, originaria di Dresda ma da anni trasferita a Lima dove insegna matematica mentre le dittature aggrediscono l’Europa. Sebbene gli equilibri e le proporzioni di Lima, fisiche e politiche, siano decisamente più stabili e regolari di quelle oltreoceano, Maria non sente sua la città. È confinata in un’ambiente che non la stimola, evita di uscire ma non ama nemmeno il suo appartamento, che divide con la compagna Amy. Insieme a un archeologo francese (Guillaume Gallienne) s’imbatte in enormi linee tracciate con meticolosa precisione e decide di dedicarsi al loro studio nel deserto incontaminato. Il film riflette su e con gli spazi. Siamo tutti, quasi tutti, costretti a luoghi terribilmente rettangolari, con angoli netti e linee. I palazzi, uno accanto all’altro, le leggi che regolano le distanze. La strada come localizzatore per gli edifici. Gli indirizzi, le abitazioni e quindi le persone. Recentemente siamo anche tutti dotati di localizzatori GPS. Invece di tracciare linee, veniamo tracciati. In questo Lady Nazca. La signora delle linee è un’opportunità di allontanarsi e riallinearsi. Damien Dorsaz, noto in Francia come attore (compare anche in Les amants reguliers, di Philippe Garrel), sperimenta per la prima volta dietro la macchina da presa in un film di finzione. La sua altra prova da regista risale al 2006, quando ha realizzato Maria Reiche, The Lady of Nasca, un documentario sulle tracce dell’archeologa. Dopo quell’esperienza ha iniziato a scrivere una sceneggiatura legata alla la storia di Maria che sarebbe poi diventata Lady Nazca – La signora delle linee. L’intimità e la dimestichezza del regista con la protagonista, i suoi spazi e le sue linee, è netta ed inequivocabile. Oltre ad intercettare tematiche attuali come quelle ecologiche e femministe, Lady Nazca. La signora delle linee è un film ispirato anche nelle coincidenze fortuite, come la libellula che si posa su Maria durante il bagno in uno stagno. Con sensibilità, Dorsaz accompagna la protagonista Devrim Lingnau nella sua scoperta e nel suo percorso di consapevolezza.
Le linee risalenti a 1500 anni fa, restituite con magnifiche riprese aeree, sono lunghe fino a 20 chilometri, con forme triangolari e trapezoidali, e disegnano esseri umani, scimmie, felini, ragni, uccelli e persino balene. Create da una civiltà precedente all’espansione dell’Impero Inca, formano un calendario astronomico con segni accostabili a quelli dello zodiaco. Con esse il film prende un ulteriore slancio: lo spazio si allarga (fino ad uscire dallo schermo) e Maria si sorprende a contemplare “interminati spazi”, del cielo e dell’anima. E la dolcezza è nel suo ammettere ad Amy “questo è il mio posto nel mondo”.
Leonardo Ricci Lucchi, www.sentieriselvaggi.it

