L’AGENTE SEGRETO
(Brasile, Francia, Paesi Bassi / 2025 / Thriller / 158')
23, 24, 25, 26 febbraio
Prix de la mise a Kleber Mendonça Filho
Prix d’interprétation masculine a Wagner Moura
Premio FIPRESCI al Festival di Cannes 2025
1977. Il Brasile vive sotto un regime militare dittatoriale. Con il falso nome di Marcello un professore universitario torna con il figlio nel nordest del Paese per cercare notizie sulla madre in attesa di espatriare. Nel passato si è messo di traverso rispetto all’attività di un corrotto imprenditore di origini italiane ed ora due killer sono sulle sue tracce per eliminarlo.
Recensione
Kleber Mendonça Filho compone un’opera giocosa, corale e sofisticata, con vertiginosi arpeggi narrativi che rivelano l’oscura memoria della dittatura brasiliana. “C’è una cosa che ho visto e tre cose che ho fatto che non racconterò”. Con il suo nuovo film, lo straordinario e affascinante L’agente segreto, Kleber Mendonça Filho avvia un dialogo cinematografico di alto livello contro l’oblio del crudele passato del suo Paese negli anni Settanta. Un tuffo nei ricordi da maneggiare con delicatezza che il regista brasiliano ha trasposto in un’opera prototipica, intrecciando virtuosamente strati narrativi e giocando con i codici del cinema di genere per trovare la distanza migliore dal suo soggetto. Un’architettura a prima vista complicata, ricca di andirivieni attorno a un gran numero di personaggi secondari, ma che pian piano svela tutti i suoi segreti e messaggi in un vortice romantico incarnato da archetipi (in particolare i “cattivi”) terribilmente divertenti, anche se incombe la tragedia.
“Ti racconterò la storia”, “Conosci la storia della nipote?”, “Racconta la storia con ordine”, “Era un po’ confusa”. Catturate lungo tutta la trama, queste poche citazioni illuminano perfettamente l’approccio del regista, che fa avanzare la storia in tre capitoli e su più fronti, fino al loro congiungimento. Al centro dell’avventura c’è Marcelo (Wagner Moura), il cui vero nome scopriremo più tardi essere Armando, un ricercatore che nel 1977 si è rifugiato in clandestinità a Recife, in attesa di poter lasciare il Paese con il figlioletto e rifugiandosi in una residenza che accoglie diverse persone nella sua stessa situazione. Attorno a lui gravitano un trio di poliziotti locali corrotti, impegnati a risolvere il caso di una gamba mozzata (di cui conoscono benissimo l’origine) ritrovata nel ventre di uno squalo, e due sicari (che ne assumeranno un terzo sul posto) provenienti da altre parti e che inseguono Marcelo/Armando per conto di un industriale. E, ciliegina sulla torta, ai personaggi si aggiungono due giovani donne che, in epoca contemporanea, ascoltano i nastri delle testimonianze registrate dalla rete di protezione.
Se si aggiungono cadaveri eliminati con discrezione, un pedinamento, una sparatoria, titoli di giornale, un cinema come luogo di incontro clandestino (e riferimenti a Lo squalo, L’esorcista e Il poliziotto della brigata criminale, tra gli altri), musica alla radio e sui giradischi e una serie di piccoli dettagli suggestivi, si avrà solo un’idea relativa della ricchezza lussureggiante di L’agente segreto. Esperto nella preparazione di trame criptiche, il regista brasiliano fa risuonare la sua voce unica amalgamando magistralmente tutte le canzoni del suo coro di personaggi. Mascherando a lungo l’emozione sotto la maschera formale dell’intrattenimento e dell’omaggio all’eredità della settima arte, il film si rivela un pezzo pregiato nel museo della memoria assassina del Brasile.
Fabien Lemercier, cineuropa.org

