LE MANS ’66. LA GRANDE SFIDA

un film di James Mangold (USA / 2019 / Azione, Biografico / 152')

sabato 23/11/19 - ore 21.00
domenica 24/11/19 - ore 15.00, 18.00 e 20.30

Prezzi riservati ai Soci
Intero: 6,5 euro
Ridotto: 5,5 euro (over 65 anni, under 14 anni)

Prezzi al pubblico
Intero: 7 euro 
Ridotto: 6 euro (over 65 anni, under 14 anni)

Recensione

Carroll Shelby è il pilota che nel ’59 ha vinto la 24 ore di Le Mans, la più ardua delle gare automobilistiche. Quando scopre di non poter più correre per una grave patologia cardiaca si dedica a progettare e vendere automobili. Con lui c’è il suo fedele amico e collaudatore Ken Miles, dotato di uno spiccato talento per la guida, ma anche di un carattere complicato. Insieme accetteranno la sfida targata Ford di sconfiggere la Ferrari e si batteranno per vincere una nuova 24 ore di Le Mans, contro tutti, a bordo di un nuovo veicolo messo a punto da loro stessi. Il caso di Ken Miles, pilota nell’anima prima che sulla pista, capace di battere puntualmente i suoi stessi record. Irascibile, testardo, per nulla diplomatico, vanta volto scavato e carisma di Christian Bale, alla sua ennesima interpretazione magistrale. Pochi come lui, vale la pena ribadirlo, riescono a dar vita a personaggi incredibilmente distanti tra loro e renderli puntualmente credibili e memorabili, che siano di fantasia come Batman o tratti dalla storia come Dick Cheney in Vice e questo stesso pilota di cui restituisce tutta la ruvidità del carattere e l’umanità, cimentandosi per altro in un delizioso accento inglese (un peccato si perda nella versione doppiata).
Tratto da storie vere, il film si rivela una metafora interessante della lotta, molto attuale, tra talento e marketing: vale di più un cavallo di razza o il più addomesticabile e fotografabile di tutti? Miles/Bale risponde in pieno al primo profilo e per nulla al secondo, per questo la grande industria non lo ritiene all’altezza, “non è un uomo Ford”, dicono al suo amico e sponsor Carroll Shelby.
Colpisce, funziona, emoziona l’alchimia tra i due protagonisti che porta il pubblico a parteggiare per loro, prima ancora che sulle piste, di fronte alla mentalità delle grandi industrie che frustrano il merito e barattano la bravura con la vendibilità, ieri come oggi. Ottimi anche gli attori nei ruoli minori, dal titanico Tracy Letts che fa arrabbiare e divertire nei panni di Henry Ford 2 a Remo Girone in quelli di Enzo Ferrari, dalla magnetica moglie di Miles Caitriona Balfe al bambino Noah Jupe, già visto in A quiet place. Dietro la macchina da presa c’è James Mangold, bravo a firmare un’opera al contempo adrenalinica, ironica, graffiante e commovente.
Travolgente, profondo, il film di Mangold si allinea alla grande tradizione americana dei film basati sugli scontri/incontri tra titani, come Rush di Ron Howard oppure, cambiando settore, Frost/Nixon. Due ore e mezza di puro spettacolo, in cui è impossibile staccare gli occhi dallo schermo. Anche perché a settemila giri al minuto, insegna Mangold, possono succedere tante cose. La più sorprendente, dice Shelby/Damon, è che la macchina con cui corri svanisce. Resta un corpo che attraversa lo spazio e il tempo. È il punto in cui ti chiedi chi sei veramente, e per darti una risposta, a quella velocità, non c’è tempo per mentire.