Promo

LEFT-HANDED GIRL

di Shih-Ching Tsou
(Taiwan, Francia / 2025 / Commedia - Drammatico / 108’)

16, 17, 18, 19 febbraio

Gan Foundation Award for Distribution e Prix du Rail d’Or Settimana Internazionale della Critica Festival di Cannes 2025

Nel mercato notturno di Taipei, Shu-fen gestisce un chiosco che serve noodle: lasciata dal marito da diversi anni, sta ancora affrontando i debiti residui, faticando a gestire l’irrequieta figlia ventenne I-Ann e la piccola I-Jing di 5 anni. La sorella maggiore lavora segretamente come betel nut girl, mentre la minore vaga da sola per la città, provando a interpretare a suo modo il mondo dei grandi. Mentre Shu-fen si lascia andare alla depressione, la situazione le sfugge di mano e le iniziative di I-Ann e I-Jing rischiano di compromettere ulteriormente l’equilibrio familiare.

Recensione

Con Left-Handed Girl, Shih-Ching Tsou firma il suo debutto da regista dopo una lunga esperienza come produttrice, in particolare al fianco di Sean Baker. Il film nasce da un bisogno intimo, da ricordi d’infanzia vissuti a Taiwan e da dinamiche familiari che si sedimentano nella memoria molto prima di prendere forma. Tsou racconta che realizzare questo film è stato, per lei, “un atto di memoria e di guarigione”.
Girato in condizioni di produzione estreme, dentro i mercati notturni di Taipei, il film conserva la vitalità e la frenesia di quegli spazi reali. L’imprevedibilità delle riprese ha finito per contaminare l’estetica del film, che mescola energia documentaria e tensione drammatica. Il caos del set riflette l’urgenza dei personaggi, immersi in un quotidiano faticoso, ma vibrante.

Tsou ha cercato la verità nei volti e non nelle prove d’attore. Il casting delle tre protagoniste, madre e figlie, è avvenuto tra Taiwan e Instagram, in luoghi convenzionali e no. Le attrici non interpretano, piuttosto incarnano. Portano con sé un vissuto che rende ogni sguardo, ogni pausa, una dichiarazione. Le loro emozioni – spesso trattenute, mai spettacolarizzate – raccontano il dolore generazionale e il coraggio di chi resta, anche quando sarebbe più facile andarsene.

Left-Handed Girl è un melodramma urbano che unisce la delicatezza delle produzioni indipendenti e il ritmo emotivo di un film popolare. Al centro, la lotta per l’autonomia e la dignità in una società che ha ancora molto da imparare dalle sue donne.

filmtv.it

Durante la visione di Left-Handed Girl la prima impressione potrebbe essere quella di un Florida Project in versione taiwanese, complice la presenza di Sean Baker in qualità di produttore e co-sceneggiatore. È indubbio che in Left-Handed Girl tornino alcuni dei temi cari al cineasta americano: il disagio dei ceti meno abbienti e la loro rassegnazione, che porta a trascurare la famiglia e l’educazione dei figli; la mancanza di moralità diffusa e l’effetto nocivo della società post-social network.

Il tocco di Baker in fase di sceneggiatura si percepisce nel ritmo indiavolato e nell’attenzione a dialoghi credibili e ficcanti. Ma l’ambientazione taiwanese non si limita al solo “esotismo”: ritorna il topos delle betel nut girls (ragazze che vendono noci di areca, spesso discinte e contigue alla prostituzione), spesso immortalate da Tsai Ming-liang nei suoi film, così come, seppur sfumato in chiave di commedia, il tradizionalismo figlio dell’epoca del Terrore Bianco, incarnato dalla figura del nonno, che ammonisce la piccola I-Jing a non utilizzare la mano sinistra, la “mano del diavolo”.
Un film che sa conquistare grazie alla sua sincerità e all’interpretazione di un cast splendidamente assemblato. Nina Ye, la giovanissima attrice che interpreta I-Jing, ha del prodigioso per le sfumature che riesce a cogliere, tanto nei momenti di entusiasmo infantile che in quelli di confronto con una realtà ostile e inafferrabile. La macchina da presa di Tsou sposa quasi sempre il suo punto di vista e si pone ad altezza di bambino.

Emanuele Sacchi, mymovies.it