L’HOTEL DEGLI AMORI SMARRITI

di Christophe Honoré (Francia / 2019 / Commedia / 86')

02, 03, 04, 05 novembre

Dopo vent’anni di matrimonio, Richard scopre che Maria lo tradisce. Lei decide di lasciare il domicilio coniugale e di trasferirsi nell’hotel di fronte, dal quale avrà una vista privilegiata sul suo appartamento, su Richard e sul loro matrimonio. Nella stanza 212 Maria riceverà delle visite inattese dal suo passato, con le quali rivivrà i ricordi di amori sognati e perduti in una magica notte che le cambierà la vita.

Scheda tecnica

  • Titolo Originale

    Chambre 212

  • Regia

    Christophe Honoré

  • Paese, anno

    Francia,2019

  • Genere

    Drammatico

  • Durata

    86'

  • Sceneggiatura

    Christophe Honoré

  • Fotografia

    Rémy Chevrin

  • Colonna sonora

  • Montaggio

    Chantal Hymans

  • Interpreti

    Chiara Mastroianni, Vincent Lacoste, Camille Cottin, Benjamin Biolay, Carole Bouquet

Recensione

Dopo l’impegno di Plaire, aimer et courir vite (2018), in Concorso a Cannes lo scorso anno, Christophe Honoré cambia tema, ispirazione e direzione tornando a un cinema più svagato ma non per questo meno brillante, ragionato e intelligente del solito. L’hotel degli amori smarriti racconta la crisi coniugale di una coppia di mezz’età dalla prospettiva femminile, portando però l’analisi su un piano totalmente astratto, cosa che permette al regista di improvvisare, divagare e giocare con la rappresentazione in un modo completamente libero e personale.
La camera 212 è una stanza delle meraviglie, un portale che mette in comunicazione passato e presente, un luogo della mente, dei sentimenti e delle emozioni in cui ogni cosa è possibile: la realtà, l’immaginazione e il sogno, tutti nello stesso momento. Per Maria è l’occasione di parlare, confessare, riflettere e dire a chi la circonda quello che non ha mai detto. Ma anche l’opportunità per guardare le cose con più attenzione, lasciando che il cinismo e l’ordine che hanno preso a dominare la sua vita (e che il marito le rimprovera) e quel mondo dove «due più due fa quattro, fine!» nel quale vive, vengano messi in discussione. L’amore, il sesso, il desiderio, le pulsioni elementari e i bisogni più adulti, i rapporti con gli altri e con se stessa costituiscono la materia con cui Maria si misura per provare a capire – attraverso la crisi del proprio matrimonio – il sottile rapporto fra ciò che è e ciò che vuole essere.

Con la consueta libertà e quel disordine creativo che contraddistingue ogni sua opera, il regista ci offre una delle riflessioni cinematografiche più lievi e appuntite sulla durevolezza dell’amore, sulla corruttibilità del corpo e sull’appassire del desiderio nel legame tra due persone. Sulla selva di dubbi che il sentimento (e il suo venir meno) deve attraversare per tradursi infine in una scelta di vita. Se Marriage Story di Baumbach guardava al confronto tra i coniugi su un piano di realismo drammatico, Honoré preferisce battere la strada della deviazione incantata, fantastica. Partendo dagli stessi presupposti (Allen, Bergman), ma prediligendoli nella loro declinazione più psicanalitica e metafisica. Il risultato è quello appassionante, suggestivo, che seduce cuore e intelletto, tipico del regista: con la sua lunga coda musicale che accompagna la scelta realistica (e di libertà) della protagonista che rinuncia al passato e abbraccia il presente. Così Could It Be Magic di Barry Manilow, è usata, come sempre fa il regista con i brani di repertorio, come una sorta di didascalia rivelatoria, allo stesso modo di quella dei titoli finali (How Deep Is Your Love? dei Rapture è un interrogativo che vale per tutti, personaggi e spettatori).
Meravigliosa Chiara Mastroianni, attrice-segno (per Honoré, figlio putativo di Jacques Demy, è inevitabile la predilezione per la figlia di Catherine Deneuve…) e vincitrice del premio per l’interpretazione a Cannes nella sezione “Un certain regard”.

Fonti: www.cineforum.it, www.spietati.it