LIBRE

un film di Michael Toesca (Francia / 2019 / Documentario / 100’)

venerdì 26 aprile - ore 20.30
A seguire incontro con Giulia dal Santo, dottore di ricerca in Studi Giuridici comparati ed europei.

Prezzi riservati ai Soci
5 euro

Prezzi al pubblico
6 euro

Recensione

A seguire incontro con Giulia dal Santo, dottore di ricerca in Studi Giuridici comparati ed europei.

È interessante poter accostare due film che sono stati presentati fuori concorso a Cannes 71, La traversée di Romain Goupil e Libre di Michel Toesca. Entrambi documentari, entrambi francesi. Ed entrambi ragionano sul concetto di accoglienza, sulla Francia (non più) terra d’asilo, su una Francia disumana che respinge con ogni mezzo i migranti che cercano di entrare nel suo paese passando per il confine con l’Italia. Ma se La traversée, che pure non è totalmente centrato sul tema dell’immigrazione, adotta un punto di vista levigato e pulito, senza sporcarsi le mani nel racconto di questa realtà, e anzi passandoci sopra un po’ a volo d’angelo e poi arrivando a discuterne persino con il presidente Macron, al contrario Libre riesce a immergerci in questo drammatico contesto, usando come tramite un agricoltore-eroe, Cédric Herrou, che ha scelto coraggiosamente di farsi carico di ospitare e aiutare questi esiliati, spinti all’enorme sacrificio di lasciare i loro paesi a causa della fame e della guerra.

Come La traversée è tanto curato dal punto di vista visivo da risultare asettico, così Libre è girato male, con mezzi di fortuna, con videocamere di battaglia, con l’immagine sporca e pixelata. Eppure non serve. Non serve la bellezza dell’immagine, la giustezza del quadro. Serve la giustezza del racconto, il coraggio di mettersi a riprendere in faccia alla polizia anche se questa fa di tutto per impedirtelo, lo spirito di sacrificio di dormire per strada insieme ai migranti e a Cédric Herrou quando questi improvvisano delle proteste davanti alle autorità. Solo in questo modo si può raccontare una storia del genere, e Toesca è stato anche avvantaggiato dal fatto di vivere da tempo in quella zona del paese a un passo da Ventimiglia e di essere da anni amico di Herrou. Ci mostra perciò qualcosa che conosce benissimo e, quando è il caso, interviene anche lui – da dietro la camera – per parlare con le ottuse autorità statali.

Libre dunque si regge su questa sua urgenza testimoniale e, entro questi margini che si è scelto, risulta efficacissimo nella sua asciuttezza e nella sua mancanza di orpelli. Così possiamo assistere alle ridicole contraddizioni legislative messe in piedi dalle istituzioni francesi, secondo cui si può richiedere asilo, ma solo arrivando a Nizza, e l’obiettivo della polizia è quello di fermarti prima che tu ci possa arrivare. Herrou combatte, non cede mai il punto e a volte finisce anche in galera, perché l’assurdo – come sappiamo anche in Italia – è che chi aiuta i migranti a passare la frontiera diventa punibile per legge. Ma la dedizione di Herrou – combinata a quella di Toesca che ha lavorato per più di un anno alle riprese – è tale che in diversi casi ha la meglio sulle regole kafkiane imposte per rifiutare l’Altro. E quelle volte in cui perde, è subito pronto a rimettersi in piedi e a continuare a resistere a questa disumanità.